Wolverine l'immortale

darospoaprincipe
Wolverine Sborzu

Wolverine l'immortale

C'è chi potrebbe obiettare sull'attribuzione dell'aggettivo esistenziale al tipo di storia trattato nel film. E sbaglierebbe.

Il filo rosso di questo fumetto cinematografico è proprio una ridondante riflessione sulla considerazione del sé ancorato al proprio presente: il vecchio morente anela alla vita eterna; l'immortale eroe artigliato anela alla vita naturale, quella che si chiude con la naturale morte. Quella che non impone di sopravvivere a tutti coloro che si amano.

Tutti ci sforziamo di essere ciò che non siamo. 'Non cercare di splendere come la giada, sii semplice come la pietra', diceva Lao Tzu. 
'Diventiamo ridicoli solo quando vogliamo apparire ciò che non siamo', affermava Giacomo Leopardi.


Il film, dopo una serie di rocambolesche quanto divertenti vicissitudini (completamente inutile pagare il sovrapprezzo del 3D, contrariamente a quanto riscontrato in The Avengers! n.d.a.), arriva fremente all'epilogo: Logan comprende che ciascuno di noi ha una sua missione in questa vita, un proprio ruolo.

Stupido fuggire al proprio fato, dunque: si ottiene solo un'infinita infelicità. Tutto sta nell'imparare a seguire armonicamente il flusso del destino. Tutto sta nell'accettarsi serenamente.

'Credo che ciascuno di noi abbia una sua propria missione da realizzare: per essere felici occorre solo capire qual è! La vita è lì, a disposizione di chiunque voglia addentarla: perché porsi dei limiti?'. S.B.

darospoaprincipe
Sborzu Wolverine
'... Chi mai sopporterebbe le frustate e le irrisioni del secolo, i torti dell'oppressore, gli oltraggi dei superbi, la lontananza degli amici, le sofferenze dell'amore non corrisposto, gli indugi della legge, l'insolenza dei potenti, se potesse egli stesso donarsi la propria quietanza con un nudo pugnale? Chi mai si ostinerebbe a sudare sotto il peso di una vita grama, se non fosse che la paura dell'ignoto dopo la morte ci obbliga a sopportare con rassegnazione la vita? La coscienza tutti ci rende vili e l'estremo gesto risolutivo assume pallide tinte nel vasto mare dei pensieri.' S.B. che omaggia Shakespeare.





Commenti

  1. EH.
    Bel post, romantico, come Wolverine ( e lo stesso autore ) ... il mio supereroe preferito. Sebbene io sia propenso alle deviazioni, cioè al diritto di ciascun essere umano a cambiare la propria vita, una mattina [ x ] a colazione.

    Perchè ?

    Proprio per le sue traversie interiori, il rapporto conflittuale tra la natura umana e le specifiche supereroistiche che, di fatto, lo rendono soprannaturale.
    ( anche se, almeno in un episodio, perì per mano di Hulk, per poi risorgere ).
    Il fardello.
    Specifiche supereroistiche che sono le proiezioni dei desideri dei molti, senz'altro di coloro che seguono il personaggio da anni.
    E - tra le altre cose - W. racchiude in sè il Berserker.
    Oltre il riferimento alle saghe norreniche, leggo la natura più intima, il livello-nucleo dell'essere umano non ancòra immemore del proprio percorso evolutivo.

    Insomma, un bel personaggio : problematico, conflittuale, rivelatore.

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  2. Credo anch'io nel diritto di ciascuno a cambiar la propria vita: il mitologico libero arbitrio... Ma la libertà di cambiare non include la certezza di essere felici. Anzi... Se non si è centrati in se stessi, si finisce per dare ascolto alle voci sbagliate che ci portano al di fuori del sentiero della felicità. Capita ai più: bombardati da messaggi esterni, non ritrovano più il proprio percorso e annegano in un mare di angoscia quotidiana.

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  3. Oè.
    Certo, che lungo il sentiero bisogna effettuare una periodica verifica del sè. O forse ...
    può anche essere la via, a formattare un nuovo essere.
    Chissà.

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  4. in un osmotico rapporto di 'do ut des': che mirabile sintesi, Marco!

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