Convertìti: dogmi e amenità varie


Attenzione all'accento: non è un imperativo categorico.
darospoaprincipe
'I convertiti sono integralisti': questo, ahimé, invece lo è!

Vegani, animalisti, mussulmani, cristiani... Tutti soggetti votati alla logica 'religiosa'. Cosa resta a un convertito se non il sacrificio del proprio prossimo sull'altare della propria Idea?

Qual è il convertito che riesce ad essere tanto elastico (qui) di fronte all'altro da sé? L'insicurezza del convertito trova riparo solo nel dogma: la propria Idea di Verità non ammette discussione.

Il convertito è seriamente convinto di essere libero: come può dunque considerare libero chi non la pensa come lui?


darospoaprincipe
Se il convertito è donna, poi, si finirà sicuramente col rimpiangere di non aver trovato Satana come interlocutore!

Chi ha mai provato a confrontarsi con una donna cresciuta a base di cotolette in una famiglia cattolica? 

Una volta cresciuta (qui), nella maturata quanto inconscia incapacità di affrontare il proprio rapporto coi genitori, diverrà naturalmente un'erinni del veganesimo e dell'ateismo.

Come già negli anni '60, quando il femminismo oltranzista giunse a definire un'intera nidiata di femmine frustrate in base alla forza muscolare che le separava dal maschio: Darwin era morto invano!

Ribaltare le proprie convinzioni indotte è processo che richiede un faticoso percorso di auto analisi. Più facile passare da un mentore all'altro, invece; senza capire. Senza sentire.

Ed è così che capita di ritrovarsi sommersi da 'argomentazioni' di persone insicure che puntano ad ottener ragione solo grazie all'esplosione incontrollata di quell'aggressività alimentata dai propri irrisolti.

Passare oltre è l'unica via. Anche con un bulldozer, laddove dovesse servire.

''Il dogma – cioè l'affermazione definitiva e quindi indiscutibile di ciò che è vero, buono e giusto – come pure le decisioni di fatto irreversibili, cioè quelle che per loro natura non possono essere ripensate e modificate, sono incompatibili con la democrazia'' - Gustavo Zagrebelsky



Commenti

  1. EH sì ... hai colto uno dei paradossi della democrazia ... il problema ( forse il maggiore ) è che tali altissime coscienze smarrite nell'iperuranio dimenticano quotidianamente di raccordarsi con la realtà terrestre, concreta, che contribuiscono quindi a sbriciolare.
    Non ponendosi in relazione con gli altri se non con il lucchetto fideistico che presuppone la prigionia del prossimo ( infedele ), tagliano a priori dei rapporti umani qualsiasi possibilità di meticciamento delle idee, ovvero la sostanza di una democrazia non “buona” né “cattiva”, ma semplicemente fattibile.
    Pertanto, costoro sono compartecipi alla distruzione della comunità tanto quanto i loro nemici dichiarati ( che arrivano a definire razzisticamente come nemici naturali ), che magari spammano una volgata ufficiale centrifuga diversa dalla loro, ma l'effetto è il medesimo.
    Dovessi metaforizzare l'Italia come un essere umano, senz'altro descriverei una persona affetta da gravi problemi schizofrenici e autolesionisti.

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    1. stiamo vivendo una sorta di medioevo dello spirito: ciascuno alza barricate davanti all'altro da sé, cercando conforto in pubblico, sui social network, solo da chi condivide lo stesso fideistico pensiero.
      la paura di mettersi in discussione azzera ogni forma di confronto.
      ce la faremo a vedere un nuovo rinascimento?
      o toccherà in sorte solo ai nostri nipoti?

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  2. «Il convertito è convinto di essere libero: come può dunque considerare libero chi non la pensa come lui?»

    Io generalizzerei così: è libero chi la pensa come me, tutti gli altri non pensano come me perché non sono davvero liberi… (Infatti se fossero liberi, come io lo sono, penserebbero come me…)

    E così via.

    Questa forma di pensiero circolare non è così rara come mi piacerebbe sperare (leggera una volta è già sufficiente per dire “una volta di troppo”…).

    La “vera” differenza, però, non la fanno le affermazioni di per sé, ma i ragionamenti con i quali quelle affermazioni vengono sostenute una volta che siano messe in discussione.

    Purtroppo anche sulla capacità di fare ragionamenti vedo qui e lì una coltre nera e non pongo fiducia nelle generazioni prossime perché — senza che ne abbiano troppo una colpa — crescendo in questo contesto culturale, con certi esempi ben visibili spacciati per modelli di elevata “intellettualità”, “razionalità” e “giustezza”, hanno un'alta probabilità di avere esattamente la “forma mentis” necessaria per replicare quegli errori.

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    1. L'assenza di spirito critico e di autocritica rende sterile ogni confronto.
      L'assenza di ironia lo rende molto più difficile.
      Il convertito, per definizione, è poco critico verso se stesso e poco incline all'autoironia perché convinto di aver sofferto le pene dell'inferno nel suo percorso evolutivo.
      La circolarità diviene solo un'espressione del proprio ego volta ad escludere qualunque interlocutore.
      E non posso non concordare con l'analisi sull'educazione contemporanea dove i modelli di riferimento sono sempre più omologati verso il basso: bruciati i trentenni e i decenni, non resta che confidare nel flato che contraddistingue i ventenni, pur con tutte le loro fragilità. Incrociamo le dita.

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