Jazz, che passione!


darospoaprincipeHo trascorso una mirabile quattro giorni musicale aperta da Fabrizio Bosso domenica 20 a Vasanello e chiusa dalla Rimbamband il 23 a Roma: se sia stato un crescendo rossiniano o meno, lo lascio intendere al sagace lettore.

Chi non conosce Bosso, d'altrondeChi conosce la Rimbamband, inveceEppure... 

Eppure, a Bosso ci sono arrivato solo ed esclusivamente perché si esibiva all'Ortaccio Jazz Festival, giunto meritatamente alla nona edizione: è un festival che s'è saputo ritagliare nel tempo uno spazio via via più importante nel panorama Italiano, per di più organizzato da amici appassionati. Pressoché scontata, dunque, la mia presenza alla serata conclusiva.




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Alla Rimbamband, piuttosto, mi ha condotto per mano il destino cinico e baro: la poesia della vita, miscelata a ricordi giovanili di Arbore e a preziose trasmissioni radiofoniche, mi ha portato a Villa Pamphili in Roma per ammirare l'esibizione di Gegé Telesforo.

Ed è proprio nella splendida cornice offerta dalla Roma by night che si consuma l'efferato delitto: al posto del re dello scat, ritrovo la mia serata data in pasto a cinque soggetti che si palesano sì fin da subito come virtuosi degli strumenti, ma non per questo attori di uno spettacolo semplicemente musicale. 

È al dunque cabaret.  Gustosissimo cabaret.

L'esibizione è cominciata puntuale alle 21:30: lambire una simile vetta di comicità nella ritardataria Capitale è un tocco di stile sopraffino. Soprattutto se realizzato da terroni. Il frontman Raffaello Tullo, 'il disturbatore' Renato Ciardo alle percussioni, 'Telespalla Bob' Vittorio Bruno al contrabbasso, Nicolò Pantaleo ai fiati e 'il rosso' Francesco Pagliarulo al piano, sono infatti pugliesi.

Hanno poi suonato l'ultimo pezzo a mezzanotte: due intere ore e mezza di spettacolo puro. Il tempo è volato ascoltando la reinterpretazione di motivi musicali noti a tutti (Torpedo Blu, p.es.) intervallati da sketch e giochi vari. A un certo punto si sono addirittura scambiati le postazioni finendo col suonare uno lo strumento dell'altro. Sono prima di tutto loro a divertirsi, e questo il pubblico lo percepisce facilmente.

I cinque terroni puntuali dimostrano chiaramente come sia possibile creare arte anche al giorno d'oggi: uno spettacolo in grado di soddisfare i palati più fini grazie ai vari registri utilizzati. Nell'arco dell'esibizione si passa infatti facilmente dalla battuta da osteria alla citazione aulica, entrambe accompagnate dalle note sapientemente spiegate dai valenti artisti. 

Tutto questo sotto il meraviglioso cielo stellato di Roma. 

Al costo di 10,00 euri.

D'io c'è!

Cos’è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai maiLouis Armstrong

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