Nani e pagliacci - prima puntata


Tutto cominciò coi nani.
darospoaprincipe
Nani puliti

Per qualcuno fu galeotto il libro, per altri un party. Per noi lo fu la chat. Ci stiamo proprio evolvendo, eh?! L’inglese ci sta al dunque sottomettendo: ‘sta perfida Albione colle sue mire espansioniste mai dome ce l’ha fatta, alla fine!

Le persone sole passano molto tempo su facebook, un simpatico ed anglofono aggregatore virtuale del terzo millennio. 

Prima era diverso: uno usciva, faceva due passi e andava in piazza, sotto i portici, o magari al baretto a giocare a tressette, comunque con la sicurezza di trovare qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere. Ci si batteva il cinque e via così… Rapporti alla mano, insomma. Ci si guardava negli occhi, così, su due piedi; ci si sedeva fianco a fianco; ci si perdeva reciprocamente nel sorriso dell’altro. Il corpo era fondamentale per stringere relazioni; la vita era semplice, immediata. 

Oggi è meno semplice. Oggi è mediata, la vita. Oggi abbiamo i social network. Oggi s’è persa la magia dell’attrazione dovuta al magnetismo dello sguardo. Oggi la magia viaggia tra i bit. E l’attrazione… Beh… Anche l’attrazione finisce col viaggiare tra i bit! Oggi, forse, siamo più liberi di sognare…

Ci si trova così, dopo qualche scambio di commenti su di una pagina (su ‘Io amo Kermit’ troverò verosimilmente un taglio diverso di persone da quello in cui m’imbatterò cliccando ‘mi piace’ su ‘Quarantenni vogliose’!); si comincia a notare una reciproca simpatia quando i reciproci ‘mi piace’ cominciano ad invadere la reciproca casella delle reciproche notifiche: reciproca mente prigioniera l’una dell’altra. 



Si compie quindi il necessario passo successivo, quello che impone la coltivazione dell’evidente empatia, esteriorizzandola nella casella dei messaggi privati. Orsù: è lei la mia anima gemella! E non valuti affatto i dettagli che pure ne definiscono nitidamente il profilo: vive a Giakarta; è mussulmana, quarantatreenne, sposata e con una figlia di 19 anni. Embé?! Ti lasci travolgere lo stesso dalla magia bittica! 

Ti ripeti che la vita in questa forma è una ed una sola e che è finalmente giunto il momento di viverla fino in fondo. E non trovi un polo dialettico valido che confuti tutte le tue affermazioni mirate a giustificare questo rapporto a distanza che in cuor tuo, però, sai già essere destinato a soggiacere al più nell’alveo del sogno.

E se così non fosse? I sogni si fanno solo per poi dar loro un corpo, no?! La distanza non è mai stata un problema nelle storie d’amore, dopotutto: il poro Orfeo è sceso fin negli Inferi per la sua Euridice. Son io meno di Orfeo? E’ forse la religione un limite?! Affatto. Quanti saranno i cristiani che hanno sposato una mussulmana (in seconde nozze, per di più)? Non lo so, ma qualcuno, se non altro per la legge dei grandi numeri, ci sarà senz’altro. E poi Angela era un’italiana convertita: Amina il suo nuovo nome. Per non dir dell’annosa maternità: ritrovarsi con una prole matura già bella e fatta garantisce alla coppia di goder liberamente l’uno dell’altra per gli anni a venire. Pura vida!

Ma andando a stringere, in effetti, anche razionalmente non aveva alcun senso. Era lontana. Era sposata. Era madre. Era lontana. Era più grande e non mi avrebbe mai dato un figlio: su questo era stata chiara. Epperò… Era lontana, porcaloca! Ma mi emozionava. E considerando io le emozioni come unico carburante per la vita, non vedo perché mai me ne sarei dovuto privare.

CONTINUA...