Nani e pagliacci - seconda puntata

darospoaprincipe
Nani e pagliacci 2


I nani, dicevo.

Galeotto fu il post sui nani! Piglialo, Smussalo, Aprilo, Tosalo… E via coi doppi sensi; e giù risate da matti. Forse per l’ora tarda che induce facilmente allo scherno; forse per la sua religione che nel reale inibisce fattivamente qualunque scherzo sull’argomento (specialmente alle donne); forse a causa dello schermo del pc che funge da scudo, garantendo naturalmente un buon grado di sicurezza emotiva, offrendo il destro al manifestarsi di parole e atteggiamenti altrimenti mai azzardati. 

Liberi. Ecco come ci si sente dietro allo schermo: liberi. Liberi dal noioso tran tran quotidiano; liberi da quella stanca vita che il destino ci ha beffardamente cucito addosso negli anni; liberi da quegli stretti legami che, come da definizione etimologica, finiscono coll’impedire i nostri movimenti nel cammino verso la felicità.

Per Angela internet costituiva la fuga ideale dalla gabbia che pure aveva contribuito a costruirsi tutt’intorno negli anni, una botola da aprire per ritrovare il proprio spazio nel mondo. E per me? Io mi sentivo libero di mio. Di più: non avevo né legami, né figli. Avevo molti amici; andavo regolarmente in palestra tre volte a settimana; lavoravo come impiegato della Lancome; ero membro del Rotary Club. Ero un bel ragazzetto di 36 anni, piacente, privo dell’incapacità di rimorchiare. Perché facebook? Perché Amina?



Ci scrivevamo tutte le sere. Le mie notti equivalevano alle sue mattine: io mi mettevo la sveglia alle 4:00 a.m. per parlar con lei quando si ritrovava, sempre nell’altro capo del mondo, alle 10:00 a.m. a chiacchierare allegramente con me. A quell’ora il marito era a lavoro e la figlia a scuola. Eravamo entrambi liberi di esprimerci. Entrambi liberi di comunicare. Entrambi liberi. Io nel più assoluto silenzio del contesto, lei immersa nel fervido brulichio dei rumori tipico della città che vive.

Passavamo le ore in chat. Ci raccontavamo emozioni, fatti del passato, aneddoti del quotidiano. E non ci annoiavamo. Ci divertivamo, anzi. Trovavamo infiniti validi motivi per ridere. Sciocchezze, anche. Cose solo nostre. Eravamo intimi, incredibilmente vicini. A 15.000 km…

Il Padreterno è da sempre rinomato per il suo spiccato senso dell’umorismo!

La vicina di casa era troppo semplice, vero?! Eppure aveva 31 anni ed era single. Era anche bella, in vero. E, a dirla tutta, aveva pure un certo debole per me, Martina. Ma… A me era toccata Angelasposataconproledallaltrocapodelmondo. La vita, dopotutto, è fatta di scelte, rinunce e sacrifici: io vorrei solo scegliere di rinunciare ai sacrifici, di tanto in tanto. Dovevo solo capirne il motivo, delle mie scelte. E poi… Ma perché questo pensare!? Le emozioni non vanno mai ragionate: vanno vissute. Con pienezza. Vanno respirate a pieni polmoni. Viva Amina, dunque! 

Parlavamo, io e Angela. Parlavamo per ore. Mi raccontava del marito, di come dalla gioia della condivisione di 20 anni prima si fosse passati al reciproco fastidio che contraddistingueva la contemporaneità. Da amore a sopportazione. Ormai conducevano una vita di coppia solo a livello formale, nelle cene cogli amici, essenzialmente; per la figlia, mi diceva. Ma secondo me una ragazza di 19 anni nel pieno possesso delle sue facoltà mentali non poteva non notare come il rapporto tra i genitori fosse tutt’altro che armonico e idilliaco. I genitori, si sa, tendono sempre a considerare assai ottusi i propri figli al loro cospetto e geni assoluti in relazione al mondo esterno! Ogni scarafone, si sa…

Dopo tanto chiacchierare, si passò ai fatti: ci si cominciò a scrivere anche dal bagno. Non la stanza: proprio la vasca colma d’acqua bollente! E lo scorrere del tempo, ad un certo punto, ci condusse a condividere l’esperienza in contemporanea, per vivere in maniera ancora più stretta il nostro contatto. A 15.000 km di distanza… Ma si sa: lo spirito non accusa distanze! E, soprattutto, la mente è il baluardo più imponente eretto a difesa dell’erotismo. Ciòddetto non potevo e non volevo continuare affatto a fortificare oltre modo la mia parte destra (e l’emisfero cerebrale, e il braccio…): almeno dargli il cambio di tanto in tanto, ecco!

Fu così che mi ritrovai a far sesso in simultanea con una persona da cui fisicamente mi separava solo l’intero mondo. E non un mondo di idee: proprio il pianeta Terra! Le idee, anzi, fungevano da infinito collante. Ci eravamo spinti troppo oltre, forse. Cosa stavamo facendo?! Cosa pensavamo di costruire?! Lei mi usava come un nintendo, io come fonte di emozioni: eravamo consapevoli dell’assoluta inutilità della nostra relazione, adoprando gli occhi della gente comune per analizzarla. Ma eravamo uno il segreto dell’altra, per cui non c’interessava affatto prendere in prestito gli occhi altrui. Non avremmo mai scomodato S. Lucia! Il nostro Matrix prendeva corpo ad ogni connessione.

Dopo aver vissuto quelle forti emozioni all’interno della vasca, la vidi uscire sensualmente dal bagno, in maniera assai sfocata, e dirigersi lentamente verso la cabina armadio, non prima di aver ieraticamente tamponato il corpo coperto ancora di gocce con un asciugamano bianco assoluto ed aver accuratamente raccolto la folta chioma fluente sotto un asciugamano più piccolo color lavanda. La guardavo, da dentro la fumante vasca e, quando usciva dal mio campo visivo, potevo continuare a pedinarla grazie al gioco di specchi disposti nella camera. 

L’immagine della camera era nitida, come quella degli arredi; lei, invece, mi appariva sempre meno definita… La seguii mentre andava a sedersi sul letto, dove aveva disposto in precedenza l’intimo che avrebbe indossato quella sera. Prestai attenzione, mi concentrai: lo spettacolo meritava! Riuscii a dar di nuovo corpo al volto. E mentre s’infilava le autoreggenti nere, anche le gambe acquisivano definizione; fu poi la volta dei fianchi, una volta indossata la coulotte di pizzo color carta da zucchero con le finiture blu notte. E per finire si delineò nitidamente anche il busto, una volta indossato il reggiseno a balconcino finemente rifinito.

La vedevo carnalmente davanti a me… E poi di nuovo sotto di me… ‘’Tutto fu ambito, tutto fu tentato; ciò che non fu fatto io lo sognai e tanto era l'ardor che 'l sogno eguagliò l'atto", annunziava il buon Gabriele descrivendo il mio momento meglio di quanto io avrei anche solo lontanamente desiderato di poter mai fare.

Erano le 8:00, ormai. Ero abbondantemente svuotato d’ogni tensione… Non mi restava che uscire dalla vasca dopo essermi docciato; fare colazione, vestirmi e restituirmi al quotidiano da cui Amina mi teneva piacevolmente lontano, novella Circe.

CONTINUA...


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