Nani e pagliacci - terza puntata



darospoaprincipe
NANI E PAGLIACCI 3
Riuscivo a tenere separate le mie due porzioni di vita, ancora. 

Riuscivo anzi a gettarmi con nuovo slancio nel caotico brulichio cittadino col proposito di raggiungere l’ufficio, schivando sul mio simpatico scooter tutte le avversità che il traffico puntuale mi sottoponeva costante ad ogni nostro incontro: donne che dopo aver correttamente messo in funzione il lampeggiante di sinistra (la freccia, n.d.a.), svoltano con improvvisa verve a destra; donne che, impegnate a truccarsi guardandosi nello specchietto (magari coi prodotti che contribuivo proprio io ad immettere sul mercato, nemesi di me stesso!), dimenticano di tirare il freno a mano e finiscono coll’indietreggiare fino a tamponarti (inutile attaccarsi al clacson: troppo prese da sé!); donne che, obbligate a rispondere ai messaggini di facebook, s’impadroniscono del centro della carreggiata a due corsie mantenendo una quasi regolare andatura a zig zag.

Ora che ci penso: i problemi del traffico sono causati essenzialmente dalle donne! Mah… Forse era anche per questo che impazzivo per Angela: lei, osservante, non guidava.

Vivo alla meta: l’ufficio. Dividevo la stanza con Barbara e Luca. 

Barbara era una bella MILF: bionda, atletica, molto appariscente. Vantava un figlio di 15 anni che aveva naturalmente cominciato a fare le bizze e un marito sempre assente per motivi di lavoro che comunque le garantiva un alto tenore di vita. 

Luca… Luca era un eccellente rappresentante della lobby gay. Lui non era affatto appariscente. Anzi… Era discreto in ogni sua manifestazione, Luca: guardava con disperazione ai gaypride e ci raccontava delle enormi difficoltà in cui s’imbatteva ricercando l’anima gemella. La difficoltà di trovare persone serie appariva alle volte insormontabile. Pure per noi etero non era poi così semplice, in vero. 


La giornata scorreva lineare, con andamento paragonabile all’elettroencefalogramma di un morto. I sussulti sarebbero arrivati 12 ore dopo circa, quando mi sarei di nuovo messo in contatto con Amina.

La separazione tra i miei due lembi di vita era di fatto sempre più labile: quando lavoravo mi capitava di ritrovarmi a visualizzare le immagini di lei su di me, di lei sotto di me… E vivevo nell’attesa del nostro successivo momento di connessione. Spasmodica mente.

Ripensavo a quanto ci eravamo detti: a tutto quello che aveva passato; alla sua costante fuga dalla realtà invece di affrontarla. Tracheotomia per crisi respiratoria a 5 mesi; tonsille a 5 anni; appendicite a 15 anni; incisivi rotti sul selciato della moschea non appena concluso il matrimonio a 25 anni; radioterapia al seno a 35 anni. Il 5 non era esattamente il suo numero magico, sebbene nella Cabala indichi la lettera ‘HE’ e sia la cifra dell’armonia cosmica.

Secondo l’ayurveda il tumore al seno è indice della rabbia repressa: Angela odiava la madre. Non ha mai risolto il suo rapporto con lei. Ancora oggi a parlarne le si incrina la voce: non ne aveva mai sopportato l’autorità. E fu così che quando conobbe Bashir, decise passivamente di passare da un’autorità imposta dal destino ad una scelta liberamente da lei. O, almeno, così credeva. 

È stata dura per il padreterno condurla a me sana e salva: starà ancora lavando tutte le camicie c’ha sudato, Poveraccio… Ma ci eravamo trovati, alla fine. Ognuno con il proprio percorso: strade diverse, origini diverse, cammini diversi. Al dunque, seguendo le indicazioni che ciascuno trovava via via davanti a sé, la meta raggiunta è stata quella condivisa. 

Anche Barbara non vantava un eccellente rapporto con la madre. Senza entrare nei dettagli del mio legame sentimentale corrente, mi ritrovai così ad indagare su di lei e sulle sue dinamiche. ‘Lo so’, mi disse un giorno con aria sconsolata ‘Lo so bene che se non sciogliamo i nodi nei quali ci imbattiamo, quando andremo a ripassare il pettine sovrappensiero ci tireremo i capelli provando forti sofferenze: i problemi si affrontano. Lo so…’ 

‘Già’, replicai con tono saggio ‘I famosi scheletri dentro all'armadio… Se non dai loro degna sepoltura, riappariranno nei momenti felici rovinandoli: non è sempre Halloween!’ 

Mi faceva strano vedere una bambolona super agghindata come lei lasciarsi andare a stati di sconforto totale come quello. Era sola, Barbara.

Luca era per certi versi più equilibrato: la sofferenza patita per accettarsi in fase post adolescenziale aveva comunque prodotto dei buoni frutti. Era recentemente uscito da una relazione con un infermiere sottoposto a turni: gli orari differenti di vita li avevano spinti a rinunciare al loro sogno di costruire una famiglia. Il giorno che Barbara prese un permesso, Luca finì col lasciarsi un po’ andare: ‘E’ stravagante il destino, razionalmente spesso incomprensibile. Talvolta sembra che giochi con noi, che si diverta a spostarci con il dovuto sarcasmo sulla scacchiera dell’esistenza. Impenetrabili trame intessute alle nostre ignare spalle, trame che ci si svelano sontuose al nostro incerto incedere nel cammino della vita. Siamo o non siamo padroni di scegliere? No! Siamo solo stupidi servi di questa vita…’. E scoppiò in lacrime. Era solo, Luca.

CONTINUA...


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