Il film più brutto


Ho sempre pensato che trovar risposte definitive fosse impresa per i santi.

darospoaprincipeIo non credevo di aver già raggiunto un simile livello spirituale, ma ieri, dopo aver trascorso due disagevoli ore nel cinema Intrastevere di Roma in Vicolo Moroni, ho capito che il mio viaggio verso la buddità è giunto a buon punto.

Su quella scomoda poltrona ho avuto modo di vivere un'epifania paragonabile a quella occorsa ai tre pastorelli in quel di Medjugorie: la luce ha proiettato davanti ai miei occhi il peggior film di sempre. Oggettivamente. A ciascuno la propria Verità, evidentemente.

Immagino che stia montando la curiosità di conoscere il titolo di un'opera siffatta. E' legittimo. E mi appresto a soddisfarla. Anche per impedire che altri assistano ad un simile scempio della settima arte: io sono notoriamente generoso e protettivo. 

Se ci fosse stata la possibilità, avrei pure evidenziato l'avviso di un rischio spoiler: ma questo film non offre modo di anticipare alcuna sorpresa, per cui...



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Il Maestro Kim Ki Duk deve aver frainteso, trattando la settima arte alla stregua della settima piaga d'Egitto: One on One è una maledizione per lo spettatore.

E forse c'è stato qualche fraintendimento pure sul concetto di Maestro. Il proposito evidentemente didascalico impresso a questo tremebondo lungometraggio è quantomeno elementare: il regista deve aver subito una sorta di transfert in un alunno.

La critica al potere di cui si è voluto pervadere l'intero film è puerile, laddove non patetica. E' la storia di una vendetta. E la storia prende corpo lentamente, compiutamente solo dopo due ore di proiezione.

Chi mi conosce sa quanto io ami il cinema coreano, ma questa volta sono stato condotto con la forza a dubitare dei miei gusti.

Non tanto perché l'imbarazzante doppiaggio mi ha riportato immantinente a richiamar dalla memoria il Trio Lopez-Marchesini-Solenghi nell'interpretazione della telenovela. (Ricordiamo che il professionale doppiaggio italiano ha salvato molti film mediocri dall'unanime stroncatura).

Non tanto perché la sceneggiatura è risultata fin da subito più fragile di un frollino da latte.

E nemmeno perché la fotografia non era curata come quella magnifica dei film precedenti diretti dal Maestro, prima del già menzionato e palese transfert.

Motivi sufficienti a stroncare un film per chiunque. Non per me, però: io sono capitolato solo quando ho visto che il trucco sulle persone ferite si spostava da destra a sinistra e ritorno a seconda dell'inquadratura.

Certo, il fatto che sia stato selezionato per partecipare al Festival di Venezia qualche dubbio me lo lascia. Sul Festival, intendo: sul film, evidentemente, solo certezze.

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