Nani e pagliacci - quarta puntata



darospoaprincipe
nani e pagliacci
Evitai ogni forma di sarcasmo sull’espressione relativa ‘alle nostre spalle’: ne avrebbe riso, in altri frangenti. Non ora, però. Era amareggiato. Visibilmente abbattuto. Pensi di aver trovato la persona giusta e poi i fusi orari si mettono a remare contro!

Ero arrivato a casa. Cancello esterno, portone del palazzo, due rampe di scale ed ecco… Martina, la bella vicina. Di fianco all’ingresso della mia cuccia. Stava andando in palestra, visto il grosso borsone che l’accompagnava. Mi sorride. Ricambio. Mi consiglia di fare un bagno caldo: ‘Hai un’espressione stanca’, dice. ‘Dormo poco, in questo periodo. Proverò il bagno caldo, comunque. Grazie, Martina. Buona palestra!’ ‘Buon bagno, allora. A presto!’ e sorridendo fece per scendere le scale senza rinunciare a guardarmi. Vabbé… Chiave nella toppa e… Casa dolce casa, finalmente! E’ questo il regno della mia fantasia, il regno in cui realizzo concretamente la mia tanto desiderata connessione con la mia Amina: l’atrio per Matrix.

Erano le 18:30: mezzanotte e mezza, da lei. Dormiva. Di fianco al marito. Qualche volta era considerazione che mi lasciava coll’amaro in bocca… Chi ha il pane, non ha i denti: è proprio vero!

Due spiriti che si erano trovati, le due parti della stessa mela: la realtà che supera il sogno. Nemmeno nelle favole si assiste ad un epilogo tanto roseo! Lontananza a parte, certo… Mi preparai la cena e mangiai in fretta: era proprio il caso che riprendessi a dormire un po’… Erano ormai 3 mesi che avevo stravolto il mio ritmo vitale e cominciavo un pochino ad accusare il colpo: occhiaie e mancanza di capacità di concentrazione nell’arco del dì. Occhiaie non ascrivibili in toto al mancato sonno, in vero.

Mi lavai i denti e mi misi sotto le coperte, non prima di aver programmato correttamente la sveglia alle 4 del mattino, ormai mia unica ragione di vita. 


Sogni confusi, notte agitata. Un’obesa che mi attizzava assai e che mi seduceva sul cofano della sua Porsche Carrera rossa (ultimo emblema della ‘coattaggine’), parcheggiata davanti ad una discoteca a la page con luci stroboscopiche che senza tregua illuminavano danzanti l’area antistante. E’ questo un sogno!?

Suoni ritmati e continui pervadevano l’aria. Ad un certo punto la cicciona e la Porsche cominciarono a dileguarsi lentamente in dissolvenza sopra e sotto di me: il cofano diventava morbido… la cicciona diventava avvolgente… Il suono entrato nel mixer era quello della sveglia! Corri, porca loca, corri: Amina ti sta aspettando! Liberati dalle coperte che ti hanno avvinto sapientemente lungo l’agitata nottata premendoti sul materasso, vola in bagno e gettati sulla faccia dell’acqua gelata per svegliarti un po’ più rapidamente, ma solo dopo aver acceso il pc per non perdere manco un momento (madonna, quanto so’ lente ad accendersi ‘ste diavolerie moderne!).

Ed eccomi pronto, finalmente: seduto sul letto, fremente, poggiato allo schienale, pc sulle gambe, connessione aperta. Bling: il messaggio di Amina arriva in chat: era già connessa. Mi stava aspettando. Io ero giustificato, però: la cicciona in Porsche mi aveva naturalmente rallentato!

Parlavamo, io e Angela. Parlavamo per ore.

E il tempo, impietoso, passava veloce pure tra i bit. In men che non si dica furon le 8:00: io dovevo andare in ufficio, e sua figlia stava per rientrare da scuola. C’è chi viene, c’è chi va… Il nostro tempo in connessione era nuovamente scaduto: durante la giornata solo qualche messaggio su Line. A me era data come possibile esclusivamente la risposta nell’immediato: negli altri momenti lei poteva stare con amici o, peggio, col marito. Come era legittimo che fosse, tra l’altro... Ma mi risultava sempre più fastidioso condividerla!

8:10, orario di Greenwich… Ero fuori. Mentre mi tiravo dietro la porta, sentii che la mia vicina stava facendomi da specchio: ‘Buongiorno! Come va?!’ E come vuoi che vada, mi chiesi tra me e me?! Era venerdì: avrei dovuto passivamente partecipare allo scorrere grigio di due interi giorni prima di riconnettermi con la vita, nel mio colorato Matrix. 

Come era prevedibile, nel fine settimana lei e il marito finivano col vivere in quasi assoluta simbiosi. Ed io concorrevo così col sentirmi stupidamente sbattuto fuori da quella che ritenevo essere la mia vita. ‘Benino’, risposi. ‘Fortuna che ora c’è il weekend’, continuai ipocritamente.

E lei, sorridendo mentre scendevamo le scale uno al fianco dell’altra, mi chiese: ‘Hai già tutto il fine settimana impegnato, vero?’. Ed era proprio così, in effetti: io cercavo 1000 impegni per non pensare ad Amina, per staccare un attimo dal costante sforzo di star connesso con l’altro capo del globo.

‘’Si: ho un po’ di cose organizzate… E tu che farai?’’, ‘‘Niente… Mi riposo! Sto dormendo assai poco, ‘sto periodo; magari potremmo prendere un the nel pomeriggio di domenica, se ti va…’’. Domenica pomeriggio: il buco che andava tappato!

‘’Va bene, dai… Alle 17 da me!?’’, ‘’No, no… T’ho invitato io, vieni tu da me!’’, e si aprì in uno dei suoi meravigliosi sorrisi, uno di quei sorrisi luminosi che hanno il potere di rimetterti immantinente in pace coll’universo. Martina non era affatto male! ‘’A domenica, allora!’’, disse dirigendosi di filato verso la macchina. Peccato che il mio cuore era già stato preso in gabbia da Angela… Peccato davvero!, pensai guardandola lievemente ancheggiare mentre si allontanava da me. Proprio un gran bel buongiorno, non c’è che dire!

Mi esibii nel consueto slalom tra le distratte donne al volante cavalcando il mio indomito scooterone bianco e mi dilettai a lavoro in compagnia di Barbara e Luca, anche loro Facebook addicted: al finir dell’orario, nei giorni dispari, schizzavo via più veloce della luce! Quella sera, oltre alla palestra, avrei usato anche il successivo espediente del cinema con amici per impedirmi di fossilizzarmi su Amina. La vita procedeva, e questo già costituisce tutto sommato un buon auspicio per il futuro!

Col film finito all’1:00, logica avrebbe imposto di rincasare. Noi si decise invece di raggiungere il forno per la bomba. Io la prendevo ripiena di cioccolato bianco: per preoccuparsi della prova costume c’è sempre tempo!

Erano le 3:00 quando poggiai la mia capa sul cuscino. Un’ora dopo lei sarebbe potuta essere in connessione telematica con me, e invece… Mi addormentai dopo un po’, quella notte: avvertivo una strana ansia. Dire ch’ero inquieto sarebbe stato troppo, ma percepivo qualcosa di particolare, ecco. Quali sorprese mi stava preparando la vita? Mah… L’avremmo scoperto solo vivendo. Anche Matrix dormiva, e per tutto il weekend per giunta!

CONTINUA...