Arroganza e presunzione

darospoaprincipe
colori e percezione

Il job act segna definitivamente la fine di un'epoca: il regno della lingua italiana.

Ormai se non si parla in inglese si è out.

Renzi ne è magnifica interpretazione: si è fatto largo nella palude politica nostrana a suon di anglismi.

Durerà? Ai posteri l'ardua sentenza! (Non lungo che tocchi, non largo che otturi, ma duro che duri!).

Ma siamo davvero sicuri che il duro sia Renzi? Tutto lascia invece intendere che il boss del malandato stivale sia in realtà Draghi.

Ma nel paese prediligiamo argomenti di maggior presa: juve-roma; nozze gay e sentinelle (non quelle degli X-men!); Landini che s'impegna pubblicamente ad occupare le fabbriche (tanto sono tutte abbandonate...).



Per intanto, dopo la 'fiducia sfiduciata' del critico Pippo Civati, arriva la 'fiducia critica' dello sfiduciato Cesare Damiano. Ma Renzi e la sua raccogliticcia maggioranza, con incredibile arroganza continuano a nulla fare per il fiducioso paese.

Questo ci meritiamo. Questo abbiamo: un allegro ritorno alle gloriose 'convergenze parallele'. Misere sceneggiate d'antan.

“Lo studentucolo che sa un po' di latino e di storia, l'avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio.” - ANTONIO GRAMSCI