I guardiani della galassia


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Star Lord
Tutti i film tratti dai fumetti hanno il compito di far sognare lo spettatore, di condurlo in un mondo fantastico allontanandolo per un paio d'ore dalla realtà.

In questo si è voluto esagerare: qui è palese il tentativo di renderlo protagonista della storia, di consentirgli l'immedesimazione nell'interprete principale.

Qui è palese un messaggio: qualunque perdente può essere un eroe

Qui non siamo al predestinato Superman o ai superdotati X-men. Qui l'eroe è un umano guascone senza superpoteri che si ritrova a guidare una raffazzonatissima squadra che salverà la galassia dalla terribile minaccia di turno.

È vero: a un certo punto, come anche in Rubber e in Naruto, si scoprirà che il nostro sfigatissimo eroe, nel quale la storia ci ha portato a immedesimarci, vanta dei natali particolari che gli conferiscono un che di unico.

È a quel punto che sopraggiunge una punta di sconforto: tutti quanti noi conosciamo i nostri genitori... È in questo momento che prendiamo definitivamente coscienza di non poter essere noi i salvatori della galassia!


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Il film, ben diretto da James Gunn, funziona. È divertente, ironico, veloce, con molti colpi di scena e pieno di effetti speciali. Non si sbadiglia e, al giorno d'oggi, mi sembra già una gran bella conquista.

Sicuramente non mi sento di condividere il giudizio di Robert Downey Jr. quando dice che è il miglior film della Marvel: ho preferito di gran lunga The Winter Soldier (qui) o The Avengers. Ma qui entriamo nei gusti personali.

Deluso da alcune visioni in 3D, ho questa volta evitato di pagare il sovrapprezzo del biglietto. Lo ammetto: ho sbagliato. Molte delle scene a effetto avrebbero avuto ben altro impatto con i famosi occhialetti da un euro indosso.

Creata da Dan Abnett (testi) e Andy Lanning (disegni) nel 2008,  la storia prende spunto da un piccolo bimbo di nome Peter Quill che viene rapito dagli alieni. 

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Co-interprete del nostro che cresce è una vecchia audiocassetta contenente le canzoni preferite dalla defunta madre: costituirà la puntuale colonna sonora del film (David Bowie con Moonage Daydream, i 10Cc con I’m Not in Love, i Jackson 5 con I Want You Back e Marvin Gaye con Ain’t No Mountain High Enough per citarne alcune, tutte finalizzate a definire i singoli momenti cruciali).

Lo ritroviamo uomo, alle prese con misteri interstellari e con la scarsa recettività degli altri a riconoscerlo come Star Lord, il nome che sente più suo.

Dopo una serie di rocambolesche peripezie finisce col ritrovarsi rinchiuso nella prigione di massima sicurezza Kyln insieme a quelli che andranno a formare la squadra da lui capitanata: Gamora (una combattiva Zoe Saldana), Drax (un combattente Dave Bautista), Rocket Racoon (un combattuto quanto geniale esperimento genetico-cibernetico) e Groot (un combinato uomo albero, vero personaggio cult del film).

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La fuga dalla prigione li unirà nel recupero della sfera da cui s'è dipanata tutta la vicenda: nelle mani di Ronan (un ambizioso Kree) potrebbe decretare la fine di interi mondi.

Il primo premio di questa ideale lotteria lo vince Xandar, pianeta capitanato da un'inedita Glenn Close: al fine di distruggerlo, Ronan si avvicinerà con la sua gigantesca astronave, intorno alla quale si svilupperà una travolgente battaglia che non può non richiamare quella occorsa sulla Morte Nera di Guerre Stellari.

I nostri, naturalmente, vincono su tutto il fronte: i cattivi vengono sconfitti; la loro amicizia rinsaldata (la scena del trionfo ricorda il Goku che chiede l'energia degli amici); la loro fedina penale, pulita. 

Ed eccoci finalmente pronti per l'annunciato sequel.

Senza sbadigli. Staccando dalla realtà per due ore. Cos'altro chiedere a un film?

La vita ci offre un'occasione per fare qualcosa di buono... di cattivo... un po' di tutto! - Star Lord / Peter Quill

p.s. Non si esce dal cinema fintanto che non si viene cacciati. Come ogni buon film della Marvel impone!



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