La mia africa.

darospaprincipe
ebola in africa

L'Africa non mi ha accolto benissimo. 

Ma forse avrei dovuto capirlo fin dalla poltrona del volo Ethiopian: si di pelle ma stretta, lato corridoio.

L'africano che mi stava di fianco era tanto grosso. Inevitabile che una sua gamba invadesse il mio spazio. Cuffie in testa ad alto volume e accompagnamento vocale fuori sincrono mi han permesso di apprezzare la locale arte canora.

L'arrivo ad Addis Abeba mi ha gettato un zinzino nello sconforto, divenuto subito un angusto abisso quando mi è passato innanzi un piccolo drappello di cinesi con la mascherina, di corsa. Che sia la tomba che mi è stata preparata fin dalla nascita, la misteriosa Africa?

Superato il controllo ebola e i maratoneti cinesi, passo al piano superiore e mi sistemo su una lettino ergonomico per cercar di dormire un poco: e se mi rubano tutto? Giubbotto indosso e zaino sul davanti: dormo un'ora. Ne mancano ancora due alla mia 'coincidenza'.


duty free Addis Abeba
Faccio un bel giro del piccolo aeroporto: duty free anche per il cibo! Non compro nulla: il pasto servito sull'aereo riempirà le mie viscere per parecchio tempo, temo. O è l'ebola? Chi vivrà,  vedrà.

Decido di andare in bagno: l'ultima minzione è avvenuta a casa, in italia, 12 ore prima. È una coccola che mi devo. 

'Sorry sir: no water' mi dice con tono atono un inserviente che staziona davanti alle toilette. Forse perché assonnato, forse per l'ebola: mi convinco di non aver capito. Chiedo lumi. E anche l'accesso alla latrina. 'No water, sir. I'm sorry'. La strategica inversione mi aiuta a comprendere che mi trovo in un aeroporto internazionale privo di acqua. E la mia minzione? La vescica me lo chiede. E pure la patria. È fisiologica funzione che va espletata. Cerco un bagno non presieduto e opero.

Diversi uomini nelle mie stesse drammatiche condizioni mi seguono: sono un liberatore! L'italia ha ancora molto da dare a questa ex colonia.

La mia africa: ebola non mi avrai! Zanzibar: arrivo!