Mostri interiori


darospoaprincipeCome hai fatto a liberarti del tuo demone interiore?”, domandò il Maestro.

“L'ho ucciso”, risposi.

Il Maestro abbassò lo sguardo e lo tenne fisso per un po'. Poi: “Se lo hai ucciso, hai ucciso una parte di te”

“Una parte di me?”

“Sì. Noi siamo corpo e anima, yin e yang, bianco e nero, bene e male... E se finiamo coll'umiliare una parte di noi è perché non abbiamo ancora accettato chi siamo.

Sai com'era il mio demone? Era raccapricciante. Gigantesco. Maligno. Era un campo di grano dopo il passaggio di milioni di locuste; arido come il più vasto dei deserti; carico di fulmini come il più terrificante degli uragani; potente come il più devastante degli tsunami.

Ricordo che tentai in ogni modo di ucciderlo. Per anni ci provai. Cercai Maestri fin oltre la linea dell'orizzonte, Maestri che mi dicessero in che modo potessi farlo, ma nessuno fu in grado di fornirmi la risposta risolutiva. Nessuno. 





darospoaprincipeUna notte mi nascosi in una grotta, deciso a ucciderlo o a perire. Si prefigurava uno scontro decisivo: o me o lui. Mi cercava. Mi raggiunse. Sapeva delle mie intenzioni. Lo osservavo dal mio punto nascosto: non mi aveva ancora scorto.

Proprio nel momento in cui stava per volgere lo sguardo nella mia direzione, una cerva che si era rintanata per partorire il suo cucciolo, fece sentire il suo leggero bramito di dolore... Si girò verso di lei allora, e la vide.

Il cerbiatto non nasceva: forse era posizionato male. La cerva era condannata: sarebbe morta senza riuscire a farlo nascere e anche il piccolo sarebbe perito. Si dimenticò di me, si diresse verso di lei. Allungò le sue mani scheletriche verso l'animale.
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E a quel punto fu grande la mia sorpresa: lui cominciò un canto, uno strano canto fatto solo di suoni ed era il canto più bello che avessi mai sentito. Accarezzò la cerva che si rilassò e accettò il suo aiuto. Vidi quelle orride mani muoversi con la Dolcezza che solo l'Amore conosce; vidi nascere il cerbiatto, vidi la cerva che leccava quelle mani e vidi il demone sorridere. Il canto s'interruppe e lui tirò un respiro profondo.

Non aspettai che mi scovasse: uscii dal mio nascondiglio e gli andai incontro. Mi inginocchiai ai suoi piedi, certo dell'imminente morte: non ero degno di un essere del genere. Avevo capito.

Lui mi accarezzò la testa, proprio come aveva fatto con la cerva, e mi abbracciò con un calore che non potrò mai scordare. Volse le spalle e andò via, senza più far ritorno.

Capii che i demoni li creiamo noi quando non amiamo noi stessi, quando non riusciamo a sentire che siamo solo una parte del tutto. E se non impariamo ad amar noi stessi (qui), come possiamo solo sperare di essere in grado di amare qualcun altro?

Se hai ucciso il tuo demone, hai ucciso una parte di te e ti sei condannato a cercarne un altro e a vivere nel tentativo di amarlo, pena la più profonda delle disperazioni: il vuoto interiore; quel vuoto che tu stesso hai generato sopprimendo una parte di te''

Esiste forse condanna peggiore del cercar di fuggire da sé? Tantalo fu costretto a vivere un supplizio più leggero. 


Bene e male, peccato e innocenza, attraversano il mondo tenendosi per mano. Chiudere gli occhi di fronte a metà della vita per vivere in tranquillità è come accecarsi per camminare con maggior sicurezza in una landa disseminata di burroni e precipizi. - Oscar Wilde