Separazione e paura di vivere.


La morte ci fa paura. 
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Come qualsiasi cambiamento, in effetti.

Il problema è che avere paura della morte ci impedisce di vivere.

Proviamo intanto a cambiare punto di vista, allora: quando prendiamo delle monete in prestito, abbiamo forse paura di restituirle? No, vero?!

Quando mangiamo, prendiamo i frutti della terra; quando beviamo, prendiamo l'acqua della terra; quando camminiamo, ci impolveriamo di terra. Dalla Terra siamo nati, in essa torneremo. A lei dobbiamo restituire tutto. Senza paura.

Gettando un mucchio di terra in cielo si comprende meglio questa visione. Non importa quanto in alto si salga o per quanto tempo si stia in sospensione: sempre con Madre Terra finiremo tutti col ricongiungerci.



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Il  vero discrimine sta dunque nella consapevolezza con cui si affronta il periodo di sospensione, il periodo del prestito.

Il dato certo è che insieme si affronta assai più confortevolmente il tempo antecedente la restituzione.

Si cerca l'aggregazione per affrontare al meglio le burrasche della vita. E la forma minima di aggregazione è il matrimonio, quantomeno in senso lato (convivenza).

Si finisce col cercare nell'altro il puntello per il proprio equilibrio. Si finisce col cercare nella famiglia il riparo dalle proprie solitudini interiori.

Tutto a posto, dunque? Abbiamo davvero reso più lieve la parabola del ritorno? Talvolta, sì. Ma la gran parte delle volte, evidentemente, no.

darospoaprincipeSi prende effettivamente coscienza che il partner non è equivalente alla ruota di scorta: lei sì, bontà sua, che non accampa altre pretese se non quella di sostenerti!

L'unione che all'inizio sembrava indissolubile, appare ora friabile: ciò che dio aveva unito per sempre, il minimo refolo di vento può divellere senza indugio alcuno.

Ed ecco sopraggiungere le dolorose discussioni seguite all'inevitabile quanto doloroso periodo di intima sofferenza. Urge un doloroso cambiamento: la dolorosa separazione. Sei gradi di separazione? No: infiniti!

Se il frutto dell'amore non s'è fatto carne, il tutto si riduce a un doloroso scontro di solitudini incattivite dalla fallace unione. Se ci sono figli, invece... Il dolore assume altri contorni.

Il divorzio è vissuto dai bambini come un taglio delle radici: devono essere bravi i genitori a sostenerli. Devono essere brave, le due solitudini incattivite, a mettere da parte il proprio ego ferito per il benessere superiore della loro eredità d'affetti.

Devono essere brave, le due solitudini incattivite, a ricordarsi di non scaricare sugli altri le proprie ataviche mancanze.

Devono essere brave, le due solitudini incattivite, a ricordarsi che il viaggio di ritorno alla terra non è eterno.


Il matrimonio è come la morte: pochi ci arrivano preparati. - Nicolò Tommaseo