Elefanti e cecità



darospoaprincipe Ogni favola che si rispetti non può esimersi dal cominciare così: ''C'era una volta...''

In questa ci troviamo insieme a sei non vedenti totali ai quali è stato assegnato il compito di descrivere un elefante. 

Si posizionano al cospetto dell'animale e cominciano la propria indagine conoscitiva. Ognuno tocca una parte diversa del corpo: zampa, zanna, proboscide, coda, orecchio e pancia. 

Come è facile prevedere, ciascuno di loro ne fornisce un giudizio completamente diverso: chi è convinto sia un pilastro; chi un tubo; chi un ramo, chi una fune; chi un ventaglio e chi una parete. 


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Dopo i primi timidi tentativi di convincere gli altri circa la bontà della propria descrizione, cominciano a litigare furiosamente; 'Come hai potuto non notare...' è la frase che riempie le loro bocche colme di astio crescente.

Possiamo dedurre che sia sbagliato l'approccio del singolo? Sì, per certi versi. Anche se, in effetti, nessuno di loro ha commesso errori: tutti hanno descritto il vero.

Tutti si sono espressi nella convinzione più assoluta di non poter essere smentiti.

Tuttavia, chi ha modo di approcciare olisticamente la situazione potrà far rilevare a ciascuno di loro che, essendo nulla la loro visione (!?) d'insieme, tutti avevano ragione, ma al contempo, tutti hanno sbagliato. 

È questa l'antitesi del pensiero evolutivo.

È questa l'antitesi del pensiero illuminato.
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È questa la rappresentazione dell'atteggiamento comune: siamo troppo spesso presi dalla nostra Verità per poter ascoltare la Verità dell'altro.

È così che insorgono i conflitti: ognuno di noi combatte ardentemente per la misera affermazione del proprio ego, incurante della visione altrui; incapace di apprezzare un'esistenza oltre l'orizzonte conosciuto: le Colonne d'Ercole del nostro pensiero costituiscono limite invalicabile.

Il cavallo di Troia per penetrare la conoscenza resta sempre l'umiltà.



Commenti

  1. Una qualche allusione a Faccialibro ?

    ;)

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    1. Faccialibro è piazza virtuale, specchio di quelle reali.
      Piazza Alimonda, Piazza S. Giovanni... E tutti quei salotti televisivi dove la comunicazione è ridotta ad ammasso di urla sguaiate scagliate all'indirizzo dell'interlocutore con violenza crescente.

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