Tomorrowland - Il mondo di domani


darospoaprincipeCi troviamo davanti a un film ambizioso.

A chi può venire in mente, oggi, di approcciare in modo senziente il tema degli spazi inter-dimensionali e del sogno?

Nel 1999 Luca Enoch creò per la Bonelli Editore il fumetto Gea, la storia di un'adolescente addetta agli scambi culturali tra le forme di vita delle varie dimensioni. Era innovativo, Luca.

Cosa possiamo riconoscere di innovativo all'opera di Damon Lindelof, lo sceneggiatore/produttore già ideatore della celebre telenovela Lost? Cosa si aspettava il co-produttore/regista Brad Bird, già ideatore de Gli Incredibili e Mission Impossible - Protocollo FantasmaQuali le aspettative della Disney? Quali le aspettative dei Martoniani (i più raffinati tra gli spettatori, n.d.a.)?


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Intano bisogna dire che Gautama Siddharta giudica molto negativamente le aspettative: le aspettative generano automaticamente delusioni, dice. Sono il primo passo per l'infelicità, dice.

Il caos narrativo di Lost si impadronisce subito della trama di questo film.

La fantasia de Gli Incredibili dona colore e brio alla storia.

L'aspetto giallistico da Mission Impossible dell'intera vicenda emerge in corso d'opera.

Tre elementi potenzialmente di successo: se solo fossero stati amalgamati in maniera dignitosa, ogni spettatore avrebbe potuto scegliere l'aspetto a sé più congeniale e gioire dello spettacolo proiettato. Martoniani inclusi.

Invece... Aveva ragione Gautama!

E  si punta al successo attraverso le scorciatoie più furbastre.

darospoaprincipeSi cerca la complicità del pubblico con piccoli espedienti narrativi: la novella Gea (una carina e venticinquenne Britt Robertson in veste della sedicenne Casey Newton) non ha la madre, morta prematuramente, ma strizza l'occhio ai figli dei divorziati, ormai maggioranza assoluta del pubblico tutto (qui).

Serviva poi un espediente che garantisse agevolmente un facile ritorno a livello di marketing: si è scelta un'economica spilletta colorata come chiave dimensionale che consente a Novella di passare da una parte all'altra.

E serviva un nome di richiamo per le umane genti. Maschio, possibilmente, dato che il ruolo principale è stato affidato a una femminuccia. Ma non così maschio da scontentare una delle comunità più potenti del mondo, quella gay (qui). E il ruolo lo ha vinto, naturalmente, George Clooney, che veste i virili panni ma non troppo di Frank Walker, colui che cammina verso il Sogno.

Dopo qualche uscita alla Man in Black e qualche scena che richiama The Bourne Ultimatum, Novella e Camminatore si incontrano e solidarizzano. E l'avventura comincia. Con buona pace dei rattristati Martoniani.

Un momento! Il cast non è ancora completo, evidentemente: manca il cattivo. Non troppo però, per non scontentare il pubblico Disney. E deve necessariamente essere maschio, a 'sto punto. Arriviamo così al dr. House, Hugh Laurie, nei panni del perfido David Nix (to nix = bocciare, in americano, n.d.a.).

Il leit motiv del film è il sogno. E la conseguente, necessaria, forza atta a renderlo concreto.

Siamo ai giorni nostri. Cape Canaveral sta per chiudere: l'uomo non sogna più e quindi non ha più nemmeno la spinta emotiva a viaggiare nello spazio. Il padre di Novella lavora lì e sta dunque per perdere il lavoro (altro espediente volto a creare empatia con lo spettatore medio).


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Il flashback è strumento assai gradito a chi non ha idea di come rendere avvincente una storia: qui se ne fa largo uso.

Salto nel passato: si vede un bimbo felice pieno di sogni passare sotto allo Space Needle, simbolo dell'Expo di Seattle del 1962 che aveva come tema L'uomo nell'età dello spazio. Questo bimbo geniale che aveva ideato uno zaino volante ben prima di mr. Q, non è altri che il giovane Camminatore.

Il Camminatore /inventore viene brutalmente bocciato da Nix ma il Camminatore / sognatore viene salvato dalla figlia di Bocciatore, Athena, che s'innamora di lui e gli dona una spilletta magica. E così ha accesso pure lui all'altra dimensione, dove trova un mondo meraviglioso e gioioso: Tomorrowland.

All'incontro coll'invecchiato Camminatore dei giorni nostri, Novella troverà un animo incupito dagli anni e depresso nella capacità di sognare, fedele specchio del mondo contemporaneo.

darospoaprincipeÈ lei l'unica speranza per il pianeta; è lei la forza del sogno.

Ed è così che si mettono in viaggio insieme verso Tomorrowland. Ed è così che si arriva alla scena che definisce da sola il prezzo del biglietto: si ritrovano sulla Tour Eiffel, simbolo dell'Expo di Parigi del 1900 avente come tema La valutazione del secolo. La gigantesca A di ferro si rivela essere un razzo vettoriale, grazie al quale approdano in un mondo grigio e desolato: Tomorrowland.

E si capisce che l'energia del mondo di domani era generata dalla forza dei sogni sviluppata nel quotidiano nella nostra dimensione. Lo stupore aleggia festoso tra i cupi Martoniani.

Eviterò anche stavolta ogni spoiler ma non mi trattengo dal rivelare che, dopo una feroce lotta vagamente assimilabile a quelle presenti in Real Steel, il Bene trionfa e i sogni ricominciano a scorrere placidi nelle vene di ciascuno. Anche nella nostra dimensione.

Certo... Gli americani sono rinomati nel mondo per avere nel proprio dna la forza del sogno da realizzare, per cui il film che a noi suona come favolistico e sempliciotto a loro risuona come reale e concreto.


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E però non siamo totalmente da biasimare, in effetti.

Il nostro Expo ha come tema Nutrire il Pianeta, ma abbiamo visto che ad essere nutrite sono state esclusivamente le solite cricche di politicanti e parassiti dello stato: come possiamo risollevare le sorti dei nostri sogni in queste condizioni? Che vita ci aspetta? 

Anche i Martoniani  nel loro piccolo s'incazzano: la nostra Tomorrowland è cupa e diroccata.

Il simbolo dell'Expo di Milano (qui) è un albero: un indiretto invito ad impiccarci?

Non ci resta che attendere la nostra buona Novella, a 'sto punto. 

È possibile che tutto abbia un senso: quanto accade e quanto preoccupa gli uomini. Ma la vita non ha né può avere senso alcuno. Di conseguenza, è impossibile discuterne. - Par Lagerkvist.


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