Fidarsi e affidarsi



darospoaprincipeDa neonati sappiamo eseguire naturalmente la respirazione diaframmaticaquella che ci consente col minimo sforzo di sfruttare a pieno l'intera capacità polmonare.

Da neonati sappiamo naturalmente affidarci a chi ci circonda, in pieno relax.

La natura ci ha disegnato come armonici animali sociali, in buona sostanza. 

La natura ci ha creato cazzuti, in grado di respirare perfettamente e di relazionarci col prossimo nel miglior modo possibile. Poi... Maledette sovrastrutture!

Come riuscire a definire senza parolacce il processo degenerativo che ci porta a sistematicamente divorziare dalla natura, per assurgere a ruolo di misere mappine zeppe di incrostazioni?


darospoaprincipeLa famiglia, indottrinata da Chiesa e Stato, ci insegna che bisogna pensare, ragionare ed elucubrare prima di prendere qualsiasi decisione. 

Il pensiero, si sa, appesantiscerallenta ogni azione: anche quella respiratoria! 

L'annullamento del pensiero collettivo è frutto della pervicace applicazione del celebre brocardo: 'Divide et impera'. 

Il pensiero ci induce all'isolamento: costruiamo la nostra gabbia e ci restiamo dentro in cerca di quella salvezza che riteniamo di poter raggiungere solo proteggendoci dagli altri. Sopraggiunge così l'affanno imputabile alla claustrofobia...

E nella solitudine risultiamo naturalmente preda facile per ogni forma di potere appena organizzato.

Un bambino cresciuto bene non avrebbe mai accettato passivamente i pensieri imposti.

Un bambino cresciuto bene lo puoi costringere solo con la violenza: lui istintivamente 'sente' a chi potersi affidare.

darospoaprincipeUn bambino cresciuto bene, forte del proprio respiro ancora naturale e purificatore, reagirebbe in difesa della propria libertà con tutte le sue forze.

Noi, invece... Cresciamo sempre più sommersi dai mille pensieri che riusciamo a partorire fiaccamente nel grigio quotidiano.

Diveniamo lentamente una discarica, un collettore di immagini confuse e programmi sovrapposti che ci impediscono di vivere il presente: ('E=MC2', 'Per le tempeste non ho il colore, con quel che resta disegno un fiore, ora che è estate, ora che è amore', 'Cosa farò domani?', 'La nebbia agli irti colli piovigginando sale...')

Il pensiero, si sa, finisce coll'incupire anche gli animi più solari. 

Il respiro, viziato dalla mole di soverchianti pensieri che inducono a chinare il corpo in pose innaturali, non risulta più fluido: finiamo col levare la fiducia anche ai nostri polmoni!

Col passare degli anni la respirazione si è fatta via via più controllata: acceleriamo le contrazioni polmonari e ne usiamo sempre meno l'intera capacità disponibile; accusiamo contratture alle spalle, dolori alla schiena... Il respiro, sfiduciato, non ci cura più.

Vagliare, valutare, verificare... E nel mentre la vita continua naturalmente a scorrere, impattandoci addosso come un'onda stupidamente non cavalcata. E la vita si vendica a tono: V per Vendetta! 

L'anomalia è tutta qui: ci fidiamo quando attraversiamo la strada, ma non ci fidiamo più del partner; ci fidiamo quando andiamo a compiere il sacro dovere all'interno di una cabina elettorale, ma diffidiamo degli amici. Indaghiamo per cercare il marcio ovunque e quando pensiamo di averlo trovato, gioiamo!

darospoaprincipePensiamo che tenere tutto sotto controllo ci renda padroni della vita. E invece diventiamo solo schiavi del sistema, contratti e doloranti.

Esiste forse peccato di presunzione più grande?

Nasciamo cazzuti e ci riduciamo a mappina in un battito di ciglia...

Non ci resta che lavorare per il recupero del puro seme primigenio ricoperto da quegli innumerevoli pensieri stratificati nell'arco della vita: solo allora ritroveremo la naturale serenità perduta. 

E solo allora ricominceremo a respirare a pieni polmoni, riaffidandoci al naturale e salvifico potere curativo del respiro.


C’è un’isola in me, dove il vento soffia di terra, e quando il mare urla, la sabbia impazzisce. E c’è sempre luce, ma non è mai giorno. Fernando Pessoa


Commenti