Inside Out


darospoaprincipeDopo aver portato dei Martoniani* a vedere i Minions (qui), sapevo che sarebbe stato ben difficile condurli a guardare un altro cartone animato.

Ma ci ho provato lo stesso. D'altronde mica potrà dir male ogni volta, no?

Lasciamoci guidare dalla speranza e incrociamo le dita, allora.

Cosa propone, l'ultimo frutto uscito dalle fatiche degli studi Pixar-Disney?

  *Martoniani = fans di Martone, spettatori un po' pallosi ed esigenti



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Inside Out è film pubblicizzato da mesi: il rischio d'imbattersi nell'ennesima vaccata è alto, ma Pete Docter (già autore di Up) è una mezza garanzia, no? Tiriamo dritto.

Paghiamo il biglietto: non per lo spettacolo 3D, che ancora soddisfa assai poco. 

Entriamo.

L'idea di base è semplice: tradurre una storia girata in un interno di Manhattan alla Woody Allen nella testa di una bambina.

I Martoniani esultano.

Anche ravvisando fin da subito l'assenza di eros e paturnie. Quelle più gravi e incancrenite, almeno...

darospoaprincipeNon più attori imbottiti di copioni psichiatrici, ma intime emozioni antropomorfizzate.

Gioia è la prima a fare capolino in Riley, al momento della nascita.

Quando nasci sei felice e tutti intorno a te sprizzano allegria.

É Gioia a governare ogni emozione: è normale pensare che non ci saranno altri sentimenti a farci compagnia per il resto della vita.

Invece...

Ecco prendere forma altre colorate emozioni.

darospoaprincipeIn sequenza:

- Paura, necessaria per evitare di sfracellarsi ovunque, per ponderare, per pensare prima di agire, per arginare l'istinto: è veramente necessaria? Mah...

- Tristezza, padrona dei momenti dolorosi successivi a cadute o dolori di ogni genere; il primo sfogo, quello più tenero e naturale: è veramente necessaria? Mah...

- Disgusto, tipicamente femminile e... Sicuramente consente una più attenta analisi delle novità che la vita inevitabilmente porta davanti ai nostri occhi, però... É veramente utile? Mah... 

- Rabbia, figura maschile e tracagnotta che appare quando c'è bisogno di decidere in maniera violenta e rapida. Con buona pace dei pacifisti tutti.

darospoaprincipeRiley ha undici anni quando i genitori decidono di lasciare la rodata vita in Minnesota in favore della meno poetica California, causa esigenze lavorative del capofamiglia.

Chi l'ha provato sa bene quanto doloroso sia abbandonare il contesto in cui ti eri ormai ambientato, gli amici con i quali sei cresciuto...

L'automobile con cui affrontano il trasloco è un terribile rimando alla macchina che conduce i Minions all'Expo della Cattiveria: non ne va bene una, maledizione! 

Tranquillizzati a fatica i Martoniani, riprendiamo sereni la visione del film.

Gioia si sforza di continuare a comandare, a decidere... Ma gli eventi precipitano. E con loro pure Gioia e Tristezza.

''Non puoi fissarti su quello che non va bene: c'è sempre qualcosa di positivo a cui pensare'', dice Gioia a Tristezza.

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Nella testa di Riley inizia però un guazzabuglio di emozioni senza eguali: Gioia, per impedire che Tristezza prenda il sopravvento, comincia una lotta dissennata che le porta entrambe fuori dal centro di controllo, nella memoria a lungo termine della piccola bimba sofferente.

Restano solo Rabbia, Paura e Disgusto nel centro di controllo. 

Ed è Rabbia a prendere naturalmente il comando.

A questo punto inizia il periglioso viaggio tra le varie isole corredate di castello che l'infanzia di ciascuno genera e coccola nel proprio intimo, come raccordo tra la memoria e il centro di controllo: è necessario attraversare una di quelle isole per poter tornare indietro.

Ma...

darospoaprincipeL'Isola della Stupidera, in cui è conservata la voglia di scherzare facendo smorfie e scemenze crolla non appena il fanciullino comincia a cercare di diventare adulto dandosi un contegno; l'Isola dell'Amicizia crolla non appena ci si rende conto che gli amici che si credevano inseparabili possono benissimo fare a meno di noi; l'Isola dell'Onestà crolla non appena si ravvisa la necessità di commettere qualche 'azione contro' per sentirsi 'grandi'; l'Isola dell'Hockey, lo sport prediletto da Riley, crolla non appena il trasferimento è completato; e, per ultima, l'Isola della Famiglia, che crolla quando il momento più acuto della solitudine stride mandando ogni ricordo felice in frantumi.

Sembra non esserci più alcun modo per Gioia e Tristezza di rientrare al centro di controllo.

La fase prepuberale è difficile da superare.
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Un insperato aiuto viene dall'Amico Immaginario, fondamentale compagno di ciascun bambino un po' introverso.

L'amico immaginario di Riley si chiama Bing Bong ed è frutto di un mix che va a definire un corpo di zucchero filato, la faccia di elefante e la coda di un gatto. 

Di colore rosa. Molto femminile!

Dopo aver girovagato in cerca di vie alternative alle isole di raccordo, ed essere passati attraverso una divertente rappresentazione dello studio cinematografico dove vengono girati i sogni notturni, scompare anche lui: tanti sono i ricordi che sacrifichiamo sull'altare della crescita.

Speciale quanto evidente è stato il supporto tecnico offerto dal  Mortimer B. Zuckerman Mind Brain Behavior Institute, dove studiano appunto i meccanismi cerebrali associati alle varie fasi emozionali.

Gioia e Tristezza riescono infine e far rientro al centro di controllo.

Gioia ha capito che l'unione fa la forza e che ciascuna delle altre emozioni ha una sua specifica funzione regolatrice nella vita di tutti i giorni.

darospoaprincipeSissignori: anche Disgusto ha una sua dignità!

É sbagliato rifuggire le emozioni negative: se non si affrontano, si ripresenteranno nei momenti più inattesi.

É grazie alla tristezza che riusciamo infatti a manifestare la nostra fragilità, il nostro dolore, permettendo a chi ci sta intorno di aiutarci senza sperticarci in difficili quanto umilianti richieste: il contatto empatico garantito apre le porte della condivisione.

La vita va vissuta in tutte le sue gradazioni: è l'unico modo di assaporarla con pienezza.

Ecco qual è l'insegnamento di questo godibilissimo film.

'Dopotutto Riley ha quasi 12 anni: cos'altro potrebbe capitarle ormai?!', dice a chiusura di tutta la vicenda una sempre positiva Gioia, senza sapere che la problematica pubertà è già alle porte.

Anche i Martoniani sono soddisfatti del film: come già durante il toccante cortometraggio iniziale su solitudine e vulcani, versano copiosamente lacrime anche al momento della scena dell'abbraccio pacificatore tra Riley e i suoi genitori.

Unica pecca riscontrata: a seguito di questo abbraccio il padre e la madre, specchio dei deboli genitori contemporanei, la danno vinta alla figlia e decidono di tornare in Minnesota. Maledetti focus group!

Educare è anche dire no. E si cresce più con le richieste rifiutate che non con quelle accolte.

Ma questa è evidentemente un'altra storia.

Un’oscura tristezza è in fondo a tutte le felicità umane, come alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara.Gabriele D’Annunzio