The Lobster


É ufficiale: essere single non è ben visto dalla società contemporanea. 
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Se ne sono accorte in primo luogo le tasche dei single.

Ma anche quelle dei genitori di molti single dalle quali fuoriescono aiuti più o meno costanti.

E pure quelle dei padroni di casa e degli agenti immobiliari, che ormai affittano gli appartamenti nati per le famiglie a gruppi di 2/4 single per volta.

Considerare la solitudine anagrafica come una malattia è quindi ormai una tendenza che riempie le tasche di sociologi e psicologi, sempre più radicata e comunque in crescita.



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Ed è solo per sviscerare accuratamente questo spinoso argomento sociologico che il film The lobster andrebbe proiettato nelle scuole: meglio spiegare il prima possibile ai più giovani, piagati dall'assenza della famiglia tradizionalmente intesa, a cosa stanno andando inconsciamente incontro. 

Cosa ti resterà, o giovane virgulto, se non specchiarti novello Narciso nell'infinito vuoto cosmico nel quale nuoterai scontento? L'alternativa, sappilo, sarà quella di accoppiarti con un essere il cui unico elemento in comune con te sarà dato dall'appartenere alla razza umana.

Il film è classificato 'grottesco'. I Martoniani possono esultare? Il regista Yorgos Lanthimos è già in grado di costituire sufficiente garanzia dopo la buona prova offerta con AlpsUn quesito per volta, per favore.

Annoverarlo sotto il genere grottesco, intanto, ha indotto molti spettatori a uscire disillusi dalla sala cinematografica: per molti 'grottesco' è infatti termine associato al filone di 'Pierino il fichissimo' con Alvaro Vitali.

darospoaprincipeQui, invece, tra musiche dodecafoniche e atmosfere dark c'è poco da scompisciarsi, in effetti. E la buona prova di un corposo Colin Farrell è tutt'altro che assimilabile a quella del Pierino nazionale.

Non c'è trippa per gatti, cari spettatori dediti ai blockbuster: l'unica trippa è quella dello sformato Colin/Ciccio/David, il nostro interprete principale caratterizzato dalla normalizzazione di ogni elemento sexy. L'unico carattere a cui viene attribuito un nome proprio, peraltro.

David è un divorziato calato in una realtà socio-politica nella quale i single sono fuorilegge. La moglie s'è già riaccoppiata, e lui viene mestamente messo alla porta: non gli rimane che andare a stare per 40 giorni in un hotel dove avrà modo di conoscere altri single di rientro (separati o vedovi), tra i quali scegliere il proprio partner per condividere il resto della vita. 

Ci si trova così catapultati in un orribile paradosso: il tempo limitato per tornare meritoriamente in coppia nella società civile si conclude o col ritrovamento dell'anima gemella o con la trasformazione in un animale scelto dal soggetto stesso. Da qui il titolo del film: il nostro Ciccio Antisesso sceglie infatti di essere tramutato in un'aragosta, possibilmente ermafrodita per non patire più le antipatiche discussioni di coppia.

Ciccio Antisesso riesce poi a scappare dall'hotel/lager trovando riparo nel bosco antistante, dove resiste un gruppo di single allo stato brado retti dalla legge del divieto assoluto di accoppiamento.

Qui prende piede tutta la parte della storia che l'abile regista greco dedica alla componente Francese della produzione: immagini che si susseguono lente; dialoghi pressoché azzerati; musiche angoscianti. Come evitare una fuga dai botteghini? I Martoniani, si sa, da soli non bastano a ripagare alcuno sforzo produttivo. 

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Ed ecco che l'abile regista greco si ricorda della componente della produzione proveniente dai Paesi Bassi: Ciccio Antisesso s'innamora di una gnocca del consesso, una sempre discreta Rachel Weisz. Ed è proprio grazie alla sua artistica partecipazione che si riacchiappa l'attenzione dei non Martoniani, ormai prossimi al suicidio.

É dunque la prova che il libero amore trionfa sempre? Assolutamente. L'angosciante atmosfera dei lungometraggi di Lars Von Trier emerge cristallina soprattutto nel finale.

Qual è la morale della storia, allora? Vivere è angoscia, e la coppia è solo una sua declinazione: la felicità insieme non è raggiungibile e la solitudine non può d'altra parte condurre alla felicità. I Martoniani sono gli unici felici nel sistema chiuso definito dalle quattro pareti del cinema. 

Alla fine di tutto, vale davvero la pena mettersi le mani in tasca per pagare il prezzo del biglietto? Secondo me, sì.


Se amando sentite di perdere la vostra libertà, di non avere più spazio per muovervi, quello non è vero amore.Thich Nhat Hanh