Dio c'è! A Bruxelles?


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Dio è richiamato assai di frequente a Bruxelles: le bestemmie inviate a questo indirizzo sono cresciute in maniera esponenziale negli ultimi anni.

Giustamente, direi.

Ma la colpa è di Dio o degli uomini? Governo eletto o libero arbitrio? Il discorso è annoso e pure un po' palloso.

E qui ai massimi sistemi preferiamo i film. Evitando peraltro accuratamente di menzionare guerre e stelle.

Siamo anticonformisti, qui: non ci va di tirare troppo la corda.



Dio esiste e vive a Bruxelles (titolo originale Le tout nouveau testament) è un film che avrebbe avuto maggior fortuna se solo la Walt Disney Distribution non avesse occupato il 70% delle sale italiane con il suo sonnolento 'Risveglio della Forza'.

Se la lotta fosse stata tra meriti, la pistola del buon senso avrebbe sicuramente continuato a riportare la propria vittoria sulla spada dell'effetto speciale fine a se stesso. Con buona pace dei martoniani.

Ma i valori in gioco, evidentemente, sono altri.

E dunque, inutile bestemmiare, in questi tempi di poca fede  il droide a palle rotanti BB-8 vince su Dio. 

Nel divertente film di Jaco Von Dormael (già Toto le Hèros e Mr. Nobody) possiamo anzitutto rinvenire una sceneggiatura tutt'altro che pallosa. 

Jaco ci mette poi del suo per renderla dissacrante grazie a dialoghi ironici e particolari effetti visivi (parlare di effetti speciali al cospetto delle palle rotanti risulterebbe presuntuoso, no?).



Dio (un arrabbiato ed espressivo Benoit Poelvoorde) vive in una modesta casa arredata secondo lo stile anni '70 con la laida moglie svogliatamente prestata alle faccende domestiche (una sempre puntuale Yolande Moreau) e la preadolescente figlia (Ea, la bellissima Pili Groyne); Dio indossa bermuda, ciabatte di plastica e calzini di spugna; Dio risulta onnipotente grazie ai suoi plastici che fungono da materiale voodoo e alla stanza dove è allocato il pc da cui controlla sadicamente ogni cosa del cielo e della Terra. 

Non appena digita sulla tastiera: 'Legge 2129: i piatti si rompono sempre dopo che li hai lavati', ecco che questa va subito ad aggiungersi alla legge di gravitazione universale nel quotidiano. 

Da questo irreale contesto prende forma una storia incentrata sul senso della vita.

darospoaprincipeEa fa presente all'onnipotente padre che è ingiusto il suo modo di trattare gli umani: attraversa quella fase di disagio adolescenziale incentrata sull'intercalare 'Che palle!', tanto indigesto ai genitori.

I suoi litigi con Dio sono all'ordine del giorno e le sue bestemmie all'indirizzo del padre vanno ad aggiungersi a quelle che già gli tirano italiani, Spagnoli, Greci e Portoghesi. La madre continua a sembrare un'autistica sovrappeso svogliatamente prestata alle faccende domestiche. 

Armonia e perfezione sono ben lungi dal caratterizzare questo scarno menage.

Il fratello maggiore di Ea (chiamato affettuosamente Jc, Jesus Christ) era sceso sulla Terra molti anni addietro per portare amore tra la gente. Sappiamo tutti com'è andata a finire: vai a fare del bene... cosciente degli errori di Jc e stanca dei 'che palle!', Ea si rimbocca le maniche proponendosi di trovare i nuovi apostoli in modo da riprendere il discorso lasciato in sospeso dal fratello prematuramente inchiodato lontano dalla sua missione.

Dopo aver manomesso il pc paterno ed aver inviato in tutto il pianeta un sms con su scritta la data di morte di ciascuno, Ea scappa da casa passando dal cestello della lavatrice: si ritrova a mezzo di un salto dimensionale in quel di Bruxelles, palese sentina di tutti i vizi del mondo (hanno ragione italiani, Spagnoli, Portoghesi e Greci, allora!). 

Puzze, nausea e barboni costituiscono il comitato di benvenuto sulla Terra: 'Davvero non hai mai visto un film di  Jean Claude Van Damme? Allora è vero: non sai nulla della vita', dice serio serio il senza tetto Victor ad una decisa Ea.

darospoaprincipeCome cambia la tua vita quando scopri quanto tempo ti resta da campare?

Anche chi non ci crede lì per lì, cambia poi idea nel momento in cui la tv lo spara su tutti i notiziari: da quel momento è considerato Vangelo. Ed è subito Deathleak!

C'è chi se ne frega e continua a vivere la propria rodata esistenza; chi coglie l'occasione per ribaltarla; chi si strugge disperato; chi gioisce; e c'è poi Kevin, l'uomo che ha ricevuto la maggiore disponibilità di vita residua su tutto il pianeta.

In viaggio con Victor, Ea trova i suoi sei apostoli: sei disperati in cerca d'autore (l'attualità di Pirandello mi stupisce ancora).

Sei drammi soggettivi sviscerati come capitoli del libro della vita; sei drammi volti a strizzare l'occhio allo spettatore che facilmente ci ritroverà se stesso; sei drammi che conducono lo spettatore in una dimensione introspettiva ben lontana dalle palle rotanti che si risvegliano in altri lungometraggi.

Ciascuno di noi ha una sua propria musica che Ea è in grado di ascoltare poggiando l'orecchio sul cuore. E così, per esempio, il primo capitolo è quello relativo alla bella Aurelie, triste e sola: sarà accompagnato dalla Suite de dances di Handel. 'La vita è come una pista di pattinaggio: sono in molti a finire gambe all'aria', dice malinconicamente Aurelie.

Dopo di lei altri cinque onirici capitoli, uno per apostolo, tra i quali spicca per assurdità quello interpretato da una imbolsitissima Catherine Deneuve, splendido contraltare vivente allo strapotere delle varie sofie loren impegnate a tenersi giovani con ogni mezzo, irrispettose, in definitiva, del vero senso della  vita.

La morale è sempre quella: l'amore paga sempre. 

Che non lo colga un pallosissimo BB-8, poco male: ma lo spettatore medio, dai!, non può affatto permettersi di assistere a questo film senza poi porsi le classiche domande esistenziali: chi sono? perché esisto? dove vado?


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Se poi alla sera ti raggiunge la notizia della dipartita di un amico cinquantenne per un infarto fulminante, il quadro assume tinte... particolari. 

Possiamo piangere l'amico bestemmiando dio e commiserandoci per la sua dipartita; oppure possiamo far nostro il suo sorriso decidendo di approcciare la vita con goliardia, testa a testa, senza remora alcuna. A che pro porsi dei limiti? Oggi ci sei, domani... chissà?

Inoltre è proprio la fine a caratterizzare l'essenza di ogni entità: quella del mio amico è sembrata uno scherzo armonicamente in linea con tutta la sua giocosa esistenza. ''Andre', smettila di rompere le palle e vieni fuori!''. 

Il troppo stroppia, dai...

E pure l'epilogo del film è sembrato uno scherzo: anche in questo caso, in effetti, c'è qualche scena di troppo. Quella parte finale della quale non ravvisavi proprio l'esigenza.

Ma noi, alla fine, siamo solo spettatori delle storie che vediamo.

Possiamo aspettare il termine dei titoli di coda, certo. E aspettare ancora: la Marvel ci ha insegnato che qualcosa può sempre accadere. 

Jaco ha seguito questa via, nel suo film: aspettare paga.

Il padreterno ha deciso differentemente per Andrea: il suo spettacolo, evidentemente, era perfetto così.


21 grammi. La leggerezza di una vita. Perché la vita di una persona ironica, intelligente e brillante, in definitiva, pesa come quella del più squallido tra gli esseri umani. È solo il vuoto che lasci in chi ti ha conosciuto a fare la differenza.

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