Shameless


Senza vergogna.
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E non mi riferisco al voto di fiducia chiesto dal governo renzi sulle 'unioni civili' (le altre unioni essendo ormai, con tutta evidenza, considerate incivili a livello amministrativo).

E nemmeno al pestaggio dei carabinieri in sicilia da parte dei cittadini, indottrinati da minchiate tipo 'acab' e similari.

E non voglio neppure trattare qui dello stupro perpetrato da due zingari stanziali in zona prenestina su una giovane ventiseinne romana.

Qui voglio parlare del programma prodotto nel 2011 dalla TV via cavo Showtime. 


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La serie, evidentemente adatta a un pubblico adulto, è incentrata dopotutto su accadimenti assimilabili a quelli che hanno colpito l'immaginario dell'italiano medio negli ultimi giorni.

Tuttavia, ammantati di sarcasmo e cinismo come sono, la portano ad apparire quasi divertente. Di sicuro dissacrante.

Normalizzazione della crisi di valori che tutti ci colpisce? Forse. Evidentemente poco a che spartire con l'italico Don Matteo di Terence Hill.

Certamente il telefilm ideato da Ben Abbott è ben diretto: la regia sa cogliere sempre l'aspetto più puntuale della narrazione.

É ben sceneggiato: ogni puntata vola veloce senza intoppi fino alla fine, aggiungendo sempre un elemento pregnante che andrà ad arricchire l'intero prosieguo.

darospoaprincipeEd è ben interpretato: William Macy, con il suo Frank Gallagher, ha dato il volto a un notevole personaggio sopra le righe, totalmente incapace di prendere di petto la vita.

Altrettanto pregnante è l'interpretazione di un'imbolsita Joan Cusack nei panni allargati di Sheila Jackson, una donna agorafobica che campa col sussidio di invalidità e presso la quale troverà riparo il nostro Alcolizzatissimo Frank.

Frank ha messo al mondo sei figli con la bipolare e rifattissima Monica (una caricatura di madre magnificamente resa da Chloe Webb), che li ha poi abbandonati preferendogli la convivenza con un'afroamericanA (senza vergogna, no? Il titolo mette subito tutto in chiaro).

Si parla dunque delle vicende della scombiccherata famiglia Gallagher in Chicago.

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Si parla di sesso.

Si parla di droga.

Si parla di alcool.

Si parla di dipendenze.
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Si parla di frodi.

Di froci.

Di rapine.

Di paura di vivere.

Ma si parla anche intensamente di sentimenti

Di sofferenza. 

Della difficoltà del cittadino medio di far fronte al vivere quotidiano.

Nessun buonismo alla Nonno Libero con Lino Banfi, per intenderci.

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Il politically correct è una definizione tutta italiana, a guardare questa serie della Showtime.

Il disfacimento della famiglia tradizionale è un male per la società tutta? 

Questo telefilm sembra proporsi di offrire una risposta a riguardo. E la risposta non può che essere affermativa. 

Lo spoglio dei valori classici impone a ciascuno di cucirsi interiormente qualche certezza, data la fragilità del tessuto collettivo.

allora sarà solo la forza interiore a darci il fianco per poter andare avanti.

Anche a scapito del prossimo, sissignori: il sociale non esiste più!

Lo Stato non esiste più.

darospoaprincipeLa Chiesa non esiste più.

La famiglia non esiste più...

Non ci resta che ritornare al rupestre 'mors tua, vita mea'.

Ah, quasi dimenticavo: il personaggio più importante del telefilm non è Frank, né tantomeno la moglie.

La figura cardine della serie è la bellissima ed incredibilmente espressiva Emmy Rossum, che dà il volto alla figlia maggiore della sconclusionata coppia Gallagher, Fiona, colei la quale offre una speranza ai 5 fratelli minori cercando di tirarli su per il meglio.

E tenendo sempre conto che nella vita, comunque sia, un po' di culo non guasta mai.

Lupus est homo homini - Plauto