Xmen - Apocalisse. Il film


darospoaprincipeI caotici conflitti vanno di moda.

Dopo il patetico Batman v Superman e l'appena sufficiente Civil War, ecco a voi... l'Apocalisse!

Diviene sempre più difficile condurre i Martoniani in sala a vedere film estratti da serie di fumetti, Dc Comics o Marvel: son persone troppo serie per subire silenziosamente simili scempi. Per quanto ancora produrranno record d'incassi?

Eppure... era dai tempi della scena post credits di Giorni di un futuro passato che noi tutti, Marveliani convinti, si aspettava l'avvento di Apocalisse nelle sale cinematografiche.

Deludente? Vediamo un po'...


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Cominciamo con la domanda principe: gnocca ce n'è?

Ai bei fianchi di Mystica (una sempre più performante Jennifer Lawrence, partita da Hungar Games), si sono aggiunti quelli di Psylocke (una notevole Olivia Munn, che aveva già illuminato Iron Man 2) e di Fenice (una Jean Grey interpretata dalla giovane Sophie Turner, già in Game of Thrones). Ma il pur bravo regista Bryan Singer (al suo quarto episodio della saga X) ha accuratamente evitato di cucire la trama della pellicola sui loro flessuosi corpi.

E su cosa ha puntato, a sto punto?

Bisogna assolutamente inventarsi qualcosa di gradito al pubblico pagante. Vogliamo o no focalizzarci sul passato di Magneto, allora? Ma lo vogliamo, davvero?

darospoaprincipeEra ebreo. E il bravo regista inquadra prontamente i numeri di serie tatuati sull'avambraccio del buon Erik Lehnsherr (un comunque intenso Michael Fassbender); e ci conduce poi per mano nel suo passato, al fine di farci rivivere per l'ennesima volta Auschwitz e la terribile morte dei suoi genitori, ricordandoci al contempo che Hitler è cattivo.

Yahwn!...

Se Benigni ha preso un Oscar, chi sono io per non riuscirci? Questo deve essersi chiesto schiettamente il buon Singer. E così via: nei meandri più profondi del senso di pietà che suscita questo ennesimo orfano presente nei fumetti.  Ed è ufficiale: l'assenza di famiglia, come già per i poveri Batman e Superman, al cinema non paga più.

Non resta che l'handicappato frignone: il Prof. Charles Xavier (un lagnosissimo James McAvoy), paraplegico fin dalle ultime scene del film X men: l'inizio, piagnucolando a destra e a manca, diventa anche pelato. Come non aspettarsi lo scontro col gran ficone Magneto, che ha reso madri almeno due donne?

Beh... I Martoniani, fino a qui, non avrebbero avuto un motivo che uno per varcare la soglia della sala, tale è la ridondanza delle azioni.

Vogliamo calcare ancora un po' la mano? Lo vogliamo davvero? Che Marco Pannella non sia morto invano, perbacco!

Buttiamo dentro la negra Ororo, Tempesta (una brava Alexandra Shipp): una povera ladruncuola africana facile da condurre sulla via della perdizione per il perfido Apocalisse, ma che poi, all'ultimo, si redime. D'accordo: il bene trionfa sempre e in tutti c'è del buono, ma...

Un momento! Possiamo ancora diversificare l'offerta contenutistica di questo lungometraggio (se 140 min. vi sembran pochi...): mancano i gay, sembra. Poco male: il prodotto Xmen è comunque definitivamente incentrato sulle difficoltà di essere accettati dalla 'ggente', a dispetto delle proprie diversità, per cui, a meno di scoprire qualcosa su Hank Mc Coy (la Bestia blu, interpretata dall'enigmatico Nicholas Hoult), se ne può fare serenamente a meno.

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E dunque: i temi sociali ci sono; gli attori buoni ci sono; l'evidenza che insieme si può vincere contro chiunque (anche se immortale...) è registrata; la possibilità di accontentare una platea adolescenziale col principio di identificazione è messa bene in luce; la necessità di accettarsi per farsi accettare è ben illustrata; il cameo acchiappa simpatie di Wolverine c'è (pronto a sostituire quello dell'anziano Stan Lee, ancora presente?); cosa manca dunque? 

Perché quello cucito dal povero Singer risulta evidentemente un macchinoso patchwork senz'anima.

É la storia di En Sabah Nur (un truccatissimo Oscar Isaac), Apocalisse per gli amici (ma è solo!), una sorta di primo mutante che nei millenni, reincarnandosi, ha sempre portato sconquasso nel maturato equilibrio dell'umanità. Una sorta di Primo Immobile che si desta. E che si reca in cerca dei suoi quattro cavalieri tra i mutanti più potenti (i Cavalieri dell'Apocalisse, per l'appunto).

Esplosioni ed effetti speciali a go go: nulla di nuovo sotto questo sole. Averlo visto in 2D fa ben intuire quanto il 3D, ancora una volta, non avrebbe avuto alcun senso.

Che dire degli effetti speciali? Discreti. I collettivi passaggi dimensionali orchestrati da Apocalisse fanno il paio con quelli effettuati dal giovane Nightcrowler, il Lombrico (un buon  Kodi Smit-McPhee).

C'è poi un'intera scena in perfetto stile Marvel (la più spettacolare del film: o la meno noiosa) completamente cucita addosso a Quicksilver (Pietro Maximoff), che forse vale da sola il prezzo del biglietto, se non altro per assenza di concorrenza.

Di più: tanti sono i misteri che il buon Singer si premura di lasciare senza risposta.
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Perché l'immortale Apocalisse, dati i poteri che dimostra di avere fin da subito, non fa da sé e finisce poi con lo sciogliersi come neve al sole? 
Perché Magneto ribalta il magnetismo mondiale, ma l'aereo rubato dai nuovi Xmen gli arriva a un passo senza problemi? Perché il Professor Xavier già sa che Jane Grey è Fenice?

Quesiti che lasciano l'amaro in bocca sia agli esperti Marveliani che ai parvenu Martoniani: qualcuno in sala ha russato lungo l'ultima ora e mezza di proiezione. Soffusamente.

E a nulla serve attendere la fine dei titoli di coda: pochi secondi buttati là senza un minimo di poesia... Tzé! Un forte senso di solitudine ha avvolto lo spettatore.

Mutatis, mutanndis... Si può tranquillamente dire che i soldi spesi per una pizza condita con mozzarella rancida, sono equiparabili a quelli spesi per vedere questo film.

A buon intenditor...