Eddie the eagle - il film


darospoaprincipeDopo le mefitiche visite alle sale cinematografiche colpevoli di proiettare mediocri film su supereroi, pensavo che non sarei più riuscito a portare un martoniano a vedere un film in mia compagnia: si finisce col perdere di credibilità, nel lungo periodo.

La scelta non è stata molto semplice, ma mi son prefissato di volare alto, stavolta: niente pallosissima letteratura anglo-americana, d'accordo, ma il mio sesto senso, quando non deviato dal martellante battage pubblicitario, non ha mai sbagliato.

O la va o la spacca: gioco la carta del biopic!

Eddie the Eagle, prodotto dal sempre più sorprendente Matthew Vaughn, può divenire proprio il film della riappacificazione con la settima arte. Di sicuro, comunque, non potrà mai risultare peggiore di Batman v Superman.



Prima inquadratura. Per un attimo si ghiaccia il sangue nelle vene: in questo film recita Wolverine ed è prodotto dalla Marv... Maledizione: ci mancava solo una Marvel monca!

darospoaprincipeI martoniani rumoreggerebbero se solo in sala fossimo presenti in numero maggiore di due: il popolo è evidentemente accorso a vedere WarcraftRimpianti? Speriamo di no.

La storia parte nel 1973: io sono sensibile a questo tipo di segni. Mentre io venivo al mondo, in un Eddie decenne prendeva corpo il sogno.

Eddie (reso magnificamente da un notevole Taron Egerton) alimenta fin da piccolo isogno di partecipare alle Olimpiadi.

La base su cui costruirlo è, diciamo, abbastanza friabile: Eddie (che somiglia incredibilmente al vecchietto del film Up) è completamente dipendente da due appendici: gli occhiali (data la forte ipermetropia), e un tutore applicato al ginocchio sinistro perché claudicante (resta inabile a camminare senza alcun supporto fino all'adolescenza). Sciancato, cecato e di mente non eccelsa dotato. A posto...

La mamma lo incoraggia a dispetto della triste realtà; il padre muratore lo schernisce, e lo invita a seguirlo nel suo lavoro. Ma lui, no: lui sogna.

Lancio del peso? Spessi occhiali rotti.
Salto in lungo? 
Spessi occhiali rotti.
Corsa campestre? Spessi occhiali rotti.
Salto in alto? Spessi occhiali rotti.

Il destino sta cercando di comunicargli qualcosa, evidentemente: 'Dati i risultati conseguiti e il fisico in dotazione, potresti fare lo scrittore, no?'. Ma lui, no: voleva essere un atleta olimpico. Tenace. Mordace? Pugnace!

Persiste. E ad ogni fallimento reagisce acquisendo un elemento che lo conduce al passo successivo. Di satori in satori si avvicina a meglio definire il suo sogno.

darospoaprincipeTra ragione e sentimento arriva a mettere insieme la cornice che contiene il quadro immaginato fin da piccolo. É vero: sono oggettivamente uno sfigato, ma (Eureka!) la squadra britannica non ha uno specialista che uno nel salto dal trampolino con gli sci (in inglese è immediato il gioco di parole tra ski, sciare e sky, cielo). 

Ed è così che finisce col gettarsi anima e corpo in questa folle impresa. Completamente privo di qualsiasi numero dalla sua: fisico da ricostruire, fondi e sponsor inesistenti. Vanta solo un invidiabile entusiasmo e una coriacea determinazione.

La mamma crede in lui, il padre continua a denigrarlo.

La fortuna aiuta gli audaci. Quando coadiuvata dalla passione e dalla visione del sogno.

Dopo qualche capitombolo sui trampolini, incontra Bronson Peary (un fantastico Hugh Jackman, forse nella sua interpretazione migliore, ben più figo con gli sci che con gli artigli), un ex promessa dello sport ormai dedita all'alcool e all'apparenza fine a se stessa (indossa occhiali Raiban e orologio Victorinox Swiss Army Original): è, in sintesi, l'antitesi di Eddie.

Tra i vari precetti (tutti validissimi anche per il quotidiano di ciascuno di noi), gli suggerisce di pensare alla donna che gli piace di piùmentre si sta per lanciare. Ed Eddie cita Bo Derek. 'Bene', replica il coach 

'non ti resta che immaginare il momento del coito, momento dove è massima la resa del corpo umano al massimo del relax'. 

E qui parte, sapientemente, il Bolero di Ravel.

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Durante gli allenamenti hanno modo di completarsi, l'uno grazie alle caratteristiche dell'altro: talento e tecnica per Peary, candore e carattere per Eddie. 

Ed Eddie assume la forma della possibile rivincita di Peary sulla vita: il suo allenatore Warren Sharp (un sempre prezioso Christopher Walken) lo aveva infatti estromesso dalla squadra perché indisciplinato e strafottente, tutt'altro che incline alla disciplina.

Fare il proprio meglio è l'unica scelta possibile, perfino quando si risolve in un fallimento. - Warren Sharp

Sono i mitici anni 80: tutto è possibile, se lo si vuole davvero. A seguito di molte peripezie, umiliazioni, ferite e sforzi di ogni tipo, Eddie riesce ad approdare alle Olimpiadi invernali di Calgary, nel 1988. Insieme alla mitica squadra di Bob Jamaicano (Cool running- 4 sotto zero).

A seguito di questi stravaganti accadimenti, lo spirito del Barone De Coubertain fu defenestrato dal comitato olimpico: vennero messi molti paletti che di fatto hanno poi reso impossibile l'approdo all'olimpiade di soggetti poco performanti. Altro che Mikahil Fokine: qui, con buona pace del cigno, siamo proprio alla morte del sogno!

La cosa più importante non è vincere, ma partecipare. La seconda è non conquistare il piazzamento, ma dare il meglio di sé. - Barone Pierre De Coubertain

Non è più tempo di outsiders. Non ci sarebbe spazio né per Rubber Cappello di Paglia, né tantomeno per Naruto, oggi. 

Il sistema ci vuole più stupidi e meno sognatori. Più incastonati e sempre prevedibili. Ben lontani dal lancio dal trampolino.

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Ed è per questo che abbiamo molto da imparare da personaggi come Eddie: quando saliva verso la cima del trampolino, lui guardava con fierezza la cima, non con apprensione la base. É così che si costruiscono i sogni: guardando in alto, laddove nessuno ha il coraggio di posare lo sguardo.

Quando salta, parte puntuale Jump dei Van Halen. É fatta! Non bisogna avere particolari superpoteri per essere degli eroi: basta una ferrea volontà.

Ma per provare queste sensazioni di carica dell'ego sarebbe stato sufficiente riguardarsi Rocky. Qui, in più, si forma dapprima qualche groppo in gola in vari punti del film e poi, credo inevitabilmente, si finisce col versare pure qualche lacrima di commozione nella scena conclusiva. I martoniani sarebbero usciti assai soddisfatti dalla sala. Come ho fatto io, del resto.

Un film con piacevoli lampi di ironia. Ben diretto dal regista Dexter Fletcher. Ben recitato. Ben scritto. Con riprese spettacolari, paesaggi mozzafiato e tanti buoni sentimenti sparsi a piene mani lungo tutta la sceneggiatura. Un film vero, emozionante. Un film che resta nel cuore.

Da vedere.

Sei come un chewingum che resta attaccato sotto la scarpa. Bronson Peary


P.s. 

Non solo la Marvel vanta le appendici dopo i titoliEdwards vive a Woodchester ed è sposato, con due figlie. Dopo aver dichiarato bancarotta nel 1992, si è iscritto all'università di Leicester dove ha conseguito una laurea in legge, anche se poi ha continuato la sua attività di muratore. Si è anche operato gli occhi e ha gettato via i suoi occhiali.