Indipendence day - rigenerazione


darospoaprincipeIl giorno dell'Indipendenza, per gli americani è il 4 luglio.

Il primo film uscì nel resto del mondo nel settembre di 20 anni fa.

Il secondo esce in questi giorni. Sempre di settembre.

Già da questo si potrebbe evincere la grossa confusione che alberga nelle teste usa (e getta?).

Cosa è cambiato in questi 20 anni?

Usciremo rigenerati al termine di questa visione?



darospoparincipe
Nel 1996 regnava incontrastato Clinton. Bill.

Ne 2016 si paventa il regno altrettanto incontrastato di Clinton. Hillary.

Nel film il parallelo regge: il saggio Thomas J. Whithmore è stato rimpiazzato da un'altera quanto incapace presidenta in mano al potere militare. Speriamo che rimanga ipotesi confinata alla fantascienza.

I martoniani declinano l'invito: siamo soli.

Si comincia subito con un rimpianto grosso come una casa per lo spettatore che non ha prediletto il 3D.

Si prosegue tra infiniti effetti speciali sparsi a piene mani dal bravo regista Roland Emmerich.

Ma ancor più a piene mani si raccolgono gli sterminati semi della saggia retorica yankee.

Arriva un'astronave aliena? Lo scienziato David Levinson interpretato da un bravo Jeff Goldblum dice: 'Vediamo chi è', la presidenta interpretata da Sela Ward: 'Distruggiamolo!'
darospoaprincipe
Ci sono avvisaglie di altri arrivi? Lo scienziato dice: 'In campana!', la presidenta organizza parata commemorativa in pompa magna.

E fino a qui abbiamo perfettamente rappresentata l'immagine che il mondo ha degli usa.

Poi salgono in cattedra gli abili sceneggiatori. E il disco cambia. La propaganda suona la carica, in memoria del settimo cavalleggeri. 'Arrivano i nostri!'. Ma nostri di chi?

Tra infantili scopiazzamenti di scene di Star Wars relative alla Morte nera e di King Kong attaccato dagli aerei; ispirazioni concettuali prese da Aliens vs Predator e da videogame alla Apache: air assault; bellocci privi di spessore (Liam Hemsworth) che gigioneggiano alla Will Smith e femme fatale de noantri alla Patricia Whitmore interpretata da Maika Monroe, ecco apparire frasi che segnano un'epoca. La nostra.

'20 anni fa non è stata fortuna: è stata la nostra risolutezza a porre fine al conflitto', dice Thomas J. Withmore (Bill Pullman) ai sopravvissuti.

E aggiunge, mentre si imbarca eroicamente per una missione suicida, 'Voi vi occuperete della ricostruzione: questa è la mia parte'

E da ultimo, rivolto alla figlia: 'Non sto salvando il mondo, Patty: sto salvando te'

Morto il vecchio presidente, morta la nuova presidenta, il potere supremo passa al generale Adams (Willim Fichtner) che subito enuncia al mondo: 'Siamo un unico popolo', sottintendendo che comunque ci pensano loro, gli ammerigani, a noi. Son popolo generoso, di cuore.

darospoaprincipe
Le altre nazioni, in effetti, appaiono solo in qualità di vittime sacrificali. 

Alla fine di tanto spettacolo pirotecnico, risulta più chiaro il concetto di indipendenza che tanto sta a cuore $agli americani? La realtà ci corre in soccorso: se l'ambasciatore Usa in Italia John Phillips non si fosse espresso a favore del referendum sulla riforma costituzionale del bel paese, il loro concetto di indipendenza ci sarebbe apparso ancora non abbastanza chiaro.

Un'ultima chicca chiarificatrice, qualora per qualcuno non fosse risultato ben espresso il concetto in questione.

La frase conclusiva del film è pronunciata dal dottor Brackish Okun, interpretato da un capellonissimo Brent Spiner: 'Prenderemo a calci in culo tutti quegli alieni!'

Che dire al dunque? Il pensiero di aver speso solo due euro per il biglietto mi ha parzialmente rigenerato. 

Altro motivo di rigenerazione l'ho trovato nel leggere che sono state occupate 15.000 persone per realizzare questo lungometraggio: il cinema costituisce ancora un buon cibo, anche dove l'anima non venga minimamente toccata.