Jason Bourne - il film

darospoaprincipe
Dopo Identity, Supremacy.

Dopo Supremacy, Ultimatum.

Dopo Ultimatum, paradossalmente, si è proseguito: Legacy.

Dopo Legacy... Jason Bourne.

E il cerchio si chiude. 

Forse.



'Mi ricordo: mi ricordo tutto'

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Con questa frase comincia il quinto capitolo di questa saga (che si tratti di un refuso?).

La vedremo. I martoniani sono allertati.

Certo: dobbiamo aspettare una decina di scene, per arrivare alla risposta dell'agente Nicky Parsons (una patita e scialba Julia Stiles apparsa già nell'Ultimatum), a quella frase iniziale:

'Ricordare tutto non vuol dire sapere tutto'

Se passa tutto 'sto tempo per dare vita a un dialogo, siamo naturalmente portati a nutrire un po' di paura fin da subito: con coraggio proseguiamo.

darospoaprincipeE tra i fumosi tremori di noi spettatori, e le capriole del bravo regista Paul Greengrass per dar ritmo al film, l'effetto da cannabis sembra comunque mai scongiurato: più che Bourne, Dorm.

Chi si accosta a Jason Bourne non può evidentemente esimersi dal pensare a James Bond. Ma chi ha sceneggiato questo film deve aver di sicuro pensato più a un giardino zen, non esattamente il modello di riferimento ideale per un blockbuster d'azione.

La faccia di Matt Damon vanta meno sfumature espressive della roccia che cresce. Da sempre. E ora che le rughe lo minano, il dramma è accentuato. Ma lui, per ovviare all'impietoso incedere del tempo, ha deciso di puntare sul workout, invece che su un bel corso di recitazione.

Ed è nella scena del combattimento in un'arena che sfoggia il suo fisico in tiro: l'omaggio alla celebre scazzottata di Robert Downey Jr. nel primo Sherlock Holmes è evidente (qui). Ma Damon non è Downey Jr. E Greengrass non è Ritchie. E pure qui la presenza dell'alterego Dorm si fa pressante.

darospoaprincipeTommy Lee Jones (che dà il volto al cattivo Robert Dewey) è assimilabile alla corteccia di una vecchio Pinus Pentaphylla.

L'Asset Vincent Cassel ha la capacità recitativa di un Acer Palmatum.

Manca la ghiaia, vero? Basta gettare nella mischia una sedata Alicia Vikander (già in The Danish Girl) nei panni di Heather Lee, e il gioco è fatto.

Meditazione, dunque. A livello avanzato. Troppo avanzato per il pubblico: che saga!

E i martoniani cercano di tranquillizzarmi: i contenuti sono importanti, mi ripetono.

Certo! Come no: e allora mi ritrovo a concentrarmi sui contenuti.

Si parla di dati sensibili e privacy; di internet e social; di diritti personali e sicurezza pubblica (Edward Joseph Snowden: uno di noi); di false flag (qui) e ricerca del sé:

'Non troverai nessuna pace finché non troverai il coraggio di dire a te stesso chi realmente sei'

Esistenzialismo allo stato puro. In Bourne... Da sbadigli. I martoniani gongolano; noi altri... Dorm! Che saga!, pensiamo.

Cosa ti inventano allora i brillanti sceneggiatori per scongiurare questa plebiscitaria deriva tra le braccia di Morfeo? 

I sapienti flashback alternati ai cambi di scena della prima parte, vengono sostituiti da rutilanti inseguimenti per le vie cittadine della seconda: in uno si vede come l'airbag della bistrattata Volkswagen Golf (siamo tutti vittime del dieselgate!) funzioni a meraviglia; nell'altro come quello di una Dodge si riveli quantomeno difettoso. 

Probabilmente il gruppo di Wolfsburg è tra i finanziatori di questa pellicola, ma non voglio affatto lasciarmi irretire dal complottismo più becero.
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Cos'altro aggiungere a 'sto punto?

Bourne come Bond, si diceva. No. No. E no. 

Con Bond non si dorme, anzitutto. Forse le due saghe risentono un po' dell'andamento dei tempi, per carità: Bond lottava contro nemici esterni al Paese; Bourne contro quelli interni, i traditori della Patria intesa come insieme di istituzioni e popolo.

Bond vinceva sempre e ci salvava da ogni pericolo; Bourne ci lascia con la speranza che ci sia lui a vegliare su di noi. 

Spalle alla camera, si allontana con fare zen. Fine dalla saga (finalmente...).

Musica di Moby (qui) che parte e ci accompagna fino alla dissolvenza dei titoli, dove scopriamo che gli sceneggiatori sono Matt Damon e Peter Greengrass. E Damon è pure  tra i produttori. Le colpe hanno un volto.

La ninna nanna sarebbe stata più rispettosa del pubblico in sala, è vero, ma noi tutti comprendiamo bene la necessità di liberare le poltrone a favore degli ignari spettatori successivi: Dorm non vi deluderà. 

Ohhhmm!


Commenti

  1. ... quindi, questo film mi piacerà !
    Magari, domani lo vado a vedere !

    ^_____^

    ===

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