Café society


darospoaprincipeIl secondo mercoledì del mese il cinema a Roma offre il biglietto d'ingresso a 2,00 euro.

È un bel giorno per seguire i Martoniani in sala. Che scelgano pure, allora: il danno sarà comunque minimo, no?

Cosa c'è di più sofisticato, intellettuale e radicalscic di Woody Allen?

Allan Stewart Königsberg, meglio noto come Woody Allen, è un formidabile battutista ormai trasformatosi in...


darospoaprincipe
... un povero vecchio imbolsito che si vergogna financo di apparire, ma che cerca comunque di perpetuarsi nelle pellicole che si ostina a voler dirigere: la scelta di un giovane clone come interprete principale (Jesse Eisenberg nei panni di Bobby Dorfman), risulta emblematica.

Sei ebrea? Puttana ed ebrea... Un record!, dice il giovane alterego.

Da non credere: stranamente, per essere un film di Allen, si parla di ebrei.

E, nonostante la prima scena si svolga in una lussuosa villa con piscina in quel di Hollywood, il fulcro dell'azione (?), manco a dirlo, sarà ancora una volta New York.

La vena delle battute è andata con tutta evidenza esaurendosi con l'incedere dell'età: le crepe erano già tutte visibili in Gigolò per caso (qui), a dispetto di un sempre in palla John Turturro

E in Café society, purtroppo, non vengono raggiunte cime interpretative degne di nota: alcuni recitano in modo manierato come Bobby; altri si rifanno espressamente a Stanislavskij, come Kristen Stewart (Vonnie).

Arrivi qui col sogno di fare l'attrice per poter abitare in una magnifica villa hollywoddiana con piscina, ma poi cresci e capisci che si vive meglio in una casa in riva al mare - Vonnie

darospoaprincipeIl film non è altro che una storia di amore che sembra sempre essere sul punto di trovare il giusto coronamento. Ma questo, ricordiamolo, è un film per Martoniani: il lieto fine non è ovviamente tra i requisiti richiesti.

Lo marketta alla Clinton, invece, risulta fisiologica:

Tutta la mia famiglia è liberale democratica: siamo ebrei! - Bobby

Passano gli anni e casualmente si ritrovano, romanticamente a New York: le scelte sbagliate lastricano al via dell'infelicità, via che Vonnie percorre costantemente in sandali con tacco e calzini. I soldi fanno sempre pendere la donna, che poi arriva inesorabile a provare rimorsi e rimpianti.

'Il tempo passa. La vita continua. Le persone crescono', dice Vonnie a Bobby. E dopo un malinconico scambio di battute, lo ripete Bobby a Vonnie.

Il film costruito a spezzoni appena collegati tra loro ci riporta al cinema anni '30 non solo nello sviluppo della trama ma anche nello stile del montaggio: l'idea che in quanto ebrei abbiano voluto risparmiare si fa largo in platea man mano che scorre la pellicola.

Gli spezzoni vanno a comporsi tramite una sequela di stereotipi ammuffiti: dagli italiani che mandano avanti ristoranti e gioco d'azzardo, ai negri che suonano il jazz, fino agli ebrei che non avendo un aldilà riflettono ironicamente sulla vita. 'Socrate dice che una vita non analizzata non ha valore', dice il cognato di Bobby.

Ovviamente il buon Woody funge da garante: siamo davvero sicuri che un film come questo sarebbe mai stato distribuito on assenza del suo nome nei titoli di coda?


La verità è una commedia scritta da un sadico che si diletta a fare il commediografo.


Commenti

  1. Guarda ...
    il Woody Allen post-Manhattan fa schifo;
    in quel film con la nipote di Hemingway, aveva già detto tutto e poteva risparmiarsi le pellicole successive.

    ai negri che suonano il jazz

    Borzum !
    Hai scritto ''negri'' !
    INFAME RAZZI-FASCIO-LEGHISTA !

    :P

    ===

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Shhh: non dirlo a nessuno!

      Da buon ebreo, il buon Woody, credo continuerà a produrre finché i fedeli continueranno a portargli soldi.

      Elimina

Posta un commento

Arricchiscimi esprimendo il tuo pensiero.