Femminicidio manifesto.


Manifestazione a Roma. Non una di meno.
darospoaprincipe
Dopo il black friday (qui) ci voleva proprio: cittadini e turisti continuano a ringraziare le istituzioni che tante attenzioni continuano a riversare sulla Capitale.

La sfiga più grossa che poteva occorrere è capitata: un grande baluardo dei diritti femminili quale Fidel Castro ha deciso di spegnersi alla veneranda età di 90 anni sottraendo la ribalta a questo avvenimento così importante. 

Sono sempre i migliori a venire meno: sogni in fumo.



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Di certo Cuba non è stato fino ad oggi terreno fertile per alcun tipo di rivendicazione gender.

Nulla di nuovo rispetto a quanto proposto dalla Storia.

Quando, nel 200 a.C, fu proposto di abrogare la legge che vietava alle donne di possedere più di mezza oncia d'oro, di portare vestiti multicolori e di passeggiare in carrozza, le 'femministe' della antica Roma indissero una manifestazione di piazza. 

Non riuscirono nel loro intento per l'accanita opposizione di Catone, sostenitore del principio in base al quale gli uomini non potevano acconsentire al muliebre calpestio  della loro indipendenza negli affari pubblici.

E la situazione della donna non mutò nel Medioevo quando, addirittura, alcuni 'intellettuali' si scervellavano su questo fondamentale quanto irrisolto quesito: la donna è dotata di un'anima o n'è forse priva?

Il concetto di femminismo prende corpo in Francia nel 1792, quando Olympe de Douges presentò al governo rivoluzionario una 'Declaration des Droits des Femmes' nella quale venivano richiesti per le donne tutti i diritti civili e politici.

Che in italia il femminismo sia un concetto molto sentito lo si capisce anche dal fatto che il mediocre film 'Suffragette', ambientato nel 1912 in Inghilterra con Carey Mulligan nei panni dell'eroina Maud Watts ed Helena Bonham Carter in quelli di Edith New, ha incassato in questo spiantato paese un quinto del totale mondiale.

Da femminismo a femminicidio il passo non è stato così breve, dunque: sono anni che le italiane vengono pressate per uniformare il proprio 'giudizio' all'illogico piattume imposto dai media nostrani.

I 'femminicidi' (qui), ci continuano a raccontare, sono un problema italiano a livello sociale.

Eppure, se solo una persona avesse voglia di di elevarsi ad uno stato superiore all'ovino, troverebbe che i 'femminicidi' (qui) sono in diminuzione costante nell'ultimo decennio, anche se prima si chiamavano stupidamente solo 'omicidi'. 

E dubito fortemente che sia un miglioramento riconducibile a questa ricorrenza creata a tavolino dall'Onu. Anche perché, sempre secondo l'Onu, i 'femminicidi' italiani sono a livello più basso d'Europa. 

E ci si dimentica, non so quanto capziosamente, di menzionare il fatto che la metà di questi avvengono ad opera di immigrati, spesso non regolari, ma comunque con un retaggio culturale non esattamente incentrato sul rispetto delle donne.

Qui trionfano le chiacchiere prive di qualsiasi senso scientifico, come anche Titti Carrano (presidente della rete dei centri antiviolenza Dire) si ritrova ad affermare (qui).

La pugnace Maud se ne sarebbe seriamente rimasta a casa a fare la massaia, con questi imbarazzanti presupposti. E infatti ci sorbiamo una Selvaggia Lucarelli nel ruolo di maestra di pensiero femminista (qui, sigh!).
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Oggi, si sa... Importante è essere alla moda. Importante è partecipare. Di conoscere e sapere, ahimé, non frega più niente a nessuna: l'obiettivo primario del movimento, oggi, è diventare uomini, con buona pace della consapevolezza (qui).

Un mondo di pecore omologate portate al pascolo, dove conviene al potere (ricordiamo che le femministe furano a suo tempo la componente trainante dell'imbarazzante 'popolo viola'): a questo s'è ridotto il femminismo moderno. What else?

È arrivato il tempo di far valere le idee delle donne a scapito di quelle degli uomini, il cui fallimento si consuma oggi abbastanza tumultuosamente - ANDRÉ BRETON