La battaglia di Hacksaw Ridge


darospoaprincipeLa guerra tira sempre, non c'è niente da fa'. Le storie vere... Pure!

Mel Gibson è uno che di cinema ne sa. E di fede... Pure!

Premesso tutto ciò, è per noi facile scegliere con fede la sala dove proiettano il suo film di guerra tratto da una storia vera. Per i Martoniani... Pure!

La sicurezza di non restare delusi, realisticamente tutti ci accompagna. Entriamo. 



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È la storia vera di un disincantato campagnolo della Virginia di nome Desmond Doss, interpretato da un intenso Andrew Garfield.

Il padre è un violento ubriacone reduce dalla prima guerra mondiale (gli Usa hanno cominciato presto ad esportare democrazia nel mondo), interpretato da un puntuale Tom Doss (come il cognome nel film).

Perché ci odia così tanto?
Lui non odia noi: odia se stesso.

A chi storce il naso per la scelta dell'ex Spiderman e dell'ex Agente Smith di Matrix per i ruoli di padre e figlio, ricordo che Gibson è partito da Arma Letale: il tempo, inevitabilmente, scorre per tutti (qui).

La vita procede serafica tra lavori da fattoria e corse per i prati col fratello. Poi, d'un tratto... La propaganda di regime inculca nei giovani la balzana idea di essere più utili come esportatori di democrazia che come produttori di cibo. Di più: Desmond finisce coll'innamorarsi di una bellissima infermiera che cura i soldati, Dorothy Schutte (Teresa Palmer). L'amor che tutto muove...

Desmond, pur timorato di Dio, decide di partire. Il padre, poveraccio, lo saluta così:

Se per caso dovessi sopravvivere, sappi che Dio non lo ringrazierai.

E qui comincia la parte del film assimilabile all'addestramento di Full Metal Jacket col Sergente Maggiore Hartman, o a quello meno recente del Sergente Maggiore Foley in Ufficiale Gentiluomo: saranno i doppiatori a decantare sempre le solite frasi o è proprio un loro marchio di fabbrica?

Qui la mitologica figura del Sergente Maggiore Howell ha la simpatica faccia di Vince Vaughn (già Dodgeball...). Ma qui, diversamente dagli altri lungometraggi sull'argomento, si pone fin da subito un problema differente: Desmond è obiettore di Coscienza e si rifiuta di usare le armi. Viene pestato come una zampogna al pari del fu Palla di Lardo ma, al contrario di lui, la fede lo aiuta a non recedere dai suoi propositi: forza d'animo e coerenza. Lui vuole salvare vite umane. E dimostra che senza armi, si può (salvò 75 soldati). Un film di guerra pacifista, in pratica. Ossimori composti.

Non si vincono le guerre a colpi di Bibbia - Colonnello Stelzer

Esiste campione migliore in grado d'indossare i panni dell'eroe americano? Una sorta di Capitan America privo di pozioni magiche, fatta eccezione per la fede in Dio. 

Superato l'addestramento e ottenuto il riconoscimento ad operare secondo le sue regole, Desmond si ritrova sul fronte giapponese. Duri da uccidere, i maledetti musi gialli. Basterà la fede? Intanto lo spettatore può gustarsi un po' di scene alla Salvate il Soldato Ryan, mescolate con un po' di Apocalypto e di La Passione di Cristo: scene sanguinarie e pulp da far impallidire Tarantino.

darospoaprincipeLa storia, in effetti, è però incentrata sulla staticità morale del protagonista: il mondo intorno a lui cambia vorticosamente, dalla serena campagna al balordo campo di battaglia, ma lui resta immutabilmente ancorato alla sua Fede. Il rischio di avallare dittature con l'idea della superiorità morale serpeggia silente tra i vari fotogrammi.

Il tuo è orgoglio: confondi la tua volontà con quella del Signore - Dorothy
Non potrei più guardarmi allo specchio, derogando a quello in cui credo - Desmond

Il film, a dispetto della retorica americana che aleggia costante pure in assenza della Statua della Libertà e della bandiera a stellestrisce sventolata ad ogni pie' sospinto, regge molto bene: Mel, di cinema, ne sa. Gli intensi primi piani sugli occhi terrorizzati dei soldati costituiscono la pennellata dell'artista che dipinge l'orrore della guerra: le sei candidature agli Oscar sono senz'altro meritate.

La differenza rispetto ad altri film apologetici della politica Usa è che qui si segue il trend delle elezioni politiche: non più New York come centro dell'universo, ma le campagne. Il passaggio di consegne avvenuto tra obama e Trump è palpabile. Pulpabile, direi.

Nel 1991 muore Dorothy; Lui, Medaglia d'onore del Congresso, la raggiungerà nel 2006, a 87 anni.


Il mondo è impegnato a farsi a pezzi da solo: non mi sembra poi una cattiva idea cercare di rimetterli insieme - Desmond Doss