Split - il film


darospoaprincipeIL FILM DEL RILANCIO DI SHYAMALAN AFFIDATO ALLA INTERPRETAZIONE DI UN INCREDIBILE MCAVOY E A UN MIX DI GENERI, CON IMMANCABILE COLPO DI SCENA.

Partiamo da qui con la recensione? Direi di sì.

Shyamalan è un indiscutibile maestro di cinema, anche se forse è andato un po' perdendo lo smalto dei primi lavori.

I Martoniani sono entusiasti, dunque, di seguirci in questo suo ennesimo viaggio nei meandri della mente umana.

Sarà tornato ai fasti de Il sesto senso? Usiamo gli altri cinque sensi per scoprirlo.



darospoaprincipe
Ci troviamo davanti ad un film psico-esistenziale.

Il film è particolare e difficile da catalogare come si conviene ad ogni opera del regista indiano: thriller come The Village? Col colpo di teatro finale tipo Il Sesto Senso? Fantascientifico tipo Unbreakable? Fantasy tipo Lady in the water? Horror tipo Saw-l'Enigmista?

Il medley è servito. In salsa claustrofobica. Ben accompagnato da colonna sonora sempre puntuale e da inquadrature mai banali.

Gli interpreti sono perfetti. 

James McAvoy, nel suo aspetto da buono, passa dal giusto dr. Charles Francis Xavier degli X-Men, alle 23 personalità del disturbatissimo Kevin Wendell Crumb in Split con assoluta naturalezza.

darospoaprincipeAnche la scelta di Anya Taylor-Joy nei panni della quindicenne Casey, si rivela azzeccatissima, a dispetto dei suoi conclamati ventun'anni: un'interpretazione notevole per intensità ed espressività. 

Discorso anagrafico simile per le altre due adolescenti comprimarie: la moretta Jessica Sula nei panni di Marcia (classe '94) e la biondina Haley Lu Richardson nei panni di Claire (classe '95).

Tutta la storia è sapientemente cucita dal ruolo 'extra' della dott.ssa Fletcher, interpretata da un'ancora bravissima Betty Buckley, una classe '47 che ha dovuto far ricorso al trucco per apparire settantenne, dato che nella vita reale sta evidentemente adoprando quantità industriali di botox et similia.

Non so se sia pure questo un artificio del valente regista: scegliere attori che sembrino altro da ciò che sono fin dalla propria natura esteriore.

Se critica si può fare a questo film che mai annoia, è proprio questa: in alcune parti sembra forzare un po' la mano, sembra quasi crogiolarsi nella propria supponenza; sembra dire: tanto so' fico comunque! Ed è un peccato.

darospoaprincipe


Anche la teoria psicologica delle personalità multiple, storicamente affascinante, sarebbe stato un ottimo battello su cui traghettare l'intera vicenda. Invece viene poi banalizzato sul finire con le modalità che lo spettatore più smagato già da metà film può immaginare.

Un ruolo fondamentale nella costruzione della personalità individuale è giocato, secondo Freud, dai meccanismi di difesa, strategie psichiche che l’Io mette in campo per controllare il disagio e i conflitti generati dalle proibizioni riguardanti l’Es (pulsioni sessuali e aggressive incompatibili con la vita sociale), tesi secondo la quale il modo di funzionare della personalità è spiegato dalle pulsioni biologiche.

Shyamalan ci conduce nella teoria freudiana grazie al sapiente uso del flashback, abito che taglia su misura addosso a Casey.

Secondo Jung, invece, al di sopra dell’Io c’è la persona,le maschere o ruoli che indossiamo per affrontare efficientemente gli al­tri nel nostro quotidiano (il termine maschera viene dal teatro latino, nel quale indicava i personaggi che gli attori impersonavano indossando appunto delle maschere). Il pericolo che si ce­la nella persona è che possa ipersvilupparsi e tagliarci fuori dai contatti con il nostro reale Sé. Gli psicologi dell’Io, al contrario, ritengono che la funzione dell’Io sia soprattutto quella di affrontare il mondo esterno.

Shyamalan ci conduce nella teoria Junghiana grazie al sapiente uso dei racconti su Kevin della d.ssa Fletcher.

Comunque sia, i conflitti interiori generano disagio. L'organismo si difende: nascono le psicosi, che poi si esternano in svariati modi, tra cui, appunto, le personalità multiple. Tutti dobbiamo fare i conti con i nostri mostri interiori (qui).

Il film abbraccia la teoria freudiana in base alla quale ad ogni personalità si correlano vere e proprie mutazioni a livello genetico: se si assume la personalità di un bambino, si avrà la forza fisica del bambino; se si assumerà la personalità di un sollevatore di pesi bulgaro, si avrà la forza del sollevatore di pesi. Split: diviso in lingua inglese.

Il messaggio del film è dunque rinvenibile nella formula:

Noi siamo quello che crediamo di essere - Kevin

 L'evoluzione dell'uomo non si ferma mai (qui).

C'è una sorpresa nell'ultima scena ma, essendo io contrario ad ogni forma di spoiler, te la devi anda' a vede' al cinema! Oppure mi contatti in privato.

Chi non ha sofferto è addormentato. Chi ha sofferto è evoluto e può gioire della vita - Kevin