The Great Wall - il film


darospoaprincipeCome sarà accettato un film incentrato su una leggenda che non inneggia alla potenza statunitense né è prodotto da alcuna major statunitense?

In un'epoca di muri mediatici innalzati costantemente contro la Verità, un film di mero intrattenimento girato da quel gran regista che è Zhang Yimou può essere proprio ciò di cui avevamo bisogno.

The Great Wall costituisce quasi una risposta al film di Gibson, patriottico e tratto da una storia vera (qui).



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Pochi sono infatti i prodotti di puro intrattenimento non statunitensi che si azzardano a varcare il muro della distribuzione nelle sale di proiezione, a mia memoria (qui).

Niente statua della libertà... niente skyline di new york... niente rimandi al nazismo cattivo... niente minoranze... niente riferimenti al solipsismo intellettuale francese e/o italiano... Niente! Con queste premesse, evidentemente, è risultato molto difficile condurre i martoniani al cinema: è film che non ha alcuna possibilità di ottenere manco una nomination all'Oscar.

Ma forziamo un po' la mano e raggiungiamo l'obiettivo: l'unione fa la forza, no? (Nessun riferimento a quella europea, ovviamente!). Entriamo in sala fiduciosi: l'opera è frutto del più alto sforzo produttivo in ambito cinematografico mai sostenuto dalla Cina. Per girare un film di successo, lo sappiamo, ci vuole anzitutto una base solida e la ricca produzione non bada a spese, mettendo sul piatto ben 135 milioni di dollari.

La Industrial Light & Magic è quanto di meglio ci sia in giro per gli effetti speciali: confermo che la visione 3D di questo film è molto appagante. I coloratissimi e preziosissimi costumi di Mayes C. Rubeo donano un tocco di classe all'intero lungometraggio. La splendida fotografia firmata da Stuart Dryburg offre ampio respiro ad ogni scena. Thomas Tull e Max Brooks definiscono sapientemente il soggetto. La regia delle numerose scene corali è naturalmente spettacolare. Fino a qui il giudizio dei martoniani è più che lusinghiero. Poi...
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Una volta accertato che gli occidentali non sono in grado di distinguere un cinese dall'altro, la produzione investe un po' del capitale nella scritturazione di Matt Damon come interprete principale (un Jason Bourne ante litteram esperto nell'uso dell'arco che, in terra cinese, prende il nome di William Garin); Pedro Pascal nei panni del guascone compagno d'avventure Pero Tovar; William Defoe nei panni di Ballard, personaggio su cui s'è verosimilmente abbattuta la mannaia del montaggio, tanto insignificante risulta al dunque nell'economia del film. Per gli orientali, ricordiamolo, noi puzziamo e somigliamo alle scimmie; tanto che molti sono i dialoghi sottotitolati volutamente lasciati in lingua cinese.

Ma è alla sceneggiatura che la produzione ha voluto dedicare un occhio di riguardo: Marshall Herskovitz, Edward Zwick, Doug Miro, Carlo Bernard e Tony Gilroy costituiscono un incredibile think thank che ha svolto il proprio lavoro attraverso estenuanti riunioni e poderosi riflessioni sullo scibile, immagino.

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''Hey, Eddie: che ne dici se scrivessimo un film incentrato su mostri che si mangiano gli uomini?'' 
''Grande idea, Doug!" 
''Mi piace, sì. E siccome siamo in Cina, potremmo rifarci un po' al nipponico Godzilla, no?''
''Geniale come al solito, Carlo: tanto sempre musi gialli sono'' 
"Ah, ah, ah!"
''Allora potremmo chiamarlo Taotie: goloso, in cinese'' 
''Perfetto Marsh!'' 
''A 'sto punto basta trovare la storia giusta e il gioco è fatto'' 
''Eh, già... Mangiamo un po' di pane e nutella (qui): qualche idea ci verrà'' gnam, gnam.
''Dev'essere qualcosa di epico...'' 
''uhm...'' 
''Un po' di cocacola (qui)?'' 
''Certo, certo...''   glu, glu.
''Dev'essere qualcosa di mitico...'' 
''Qualcosa di extraterrestre?'' 
''Ci sono! Cosa ne dite di prender spunto da Indipendence Day 2 (qui)?'' 
''Bravo Tony: bella trovata!'' 
Non volevamo essere diplomatici: volevamo restare vivi - William Garin
''Fin qui tutto bene, ma...''
''Ci stavo pensando pure io... mancano un paio di elementi: la gnocca e l'amore''

''Ehh, già... Le 50 sfumature sono state un successo globale mica per niente!''
''La gnocca direi di prenderla gialla: ricordiamoci che sono un paio di miliardi, ormai''
''Ho sempre amato la tua spiccata sensibilità, Carlo!''

darospoaprincipeEd è così che la produzione decise di scritturare Tian Jing affibbiandole il ruolo del comandante Lin Mei: un po' di femminismo in salsa cinese non guasta.

''Direi che lei dovrebbe rappresentare il valido contraltare della figura maschile dagli spiccati caratteri occidentali''
''Ma certo, Doug: così rispettiamo pure tutte quelle menate su yin e yang!''
''Ecco, sì: e li facciamo anche innamorare dopo un tribolato percorso di crescita interiore''

Shiren significa fiducia: fiducia l'uno nell'altro, in qualsiasi momento - Lin Mei
Siamo diversi, Generale: io sono vivo proprio perché non mi sono mai fidato di nessuno. I forti prendono sempre ciò che vogliono - William Garin

''Bella trovata, Marsh! Ma invece di farli vivere felici e contenti, possiamo chiudere un po' alla Via col Vento''
''Sì, sì: il classico che mai tramonta!''
Forse ci sbagliavamo entrambi: siamo più simili di quanto pensassimo - Lin Mei
Ed è così che un film partito con la grandeur di sfondare sul piano degli effetti speciali e della maestosità delle scene di battaglia, s'è ritrovato ad essere un'articolata storia d'amore tra i rappresentanti di due popoli che, volenti o nolenti, tirano le fila dell'economia mondiale.

Inutile aspettare la fine dei titoli di coda: la copiatura delle storie ammerigane non s'è spinta fino alla modalità Marvel.

Da vedere? Beh, dato che il tempo di vita di ciascuno è limitato, direi di impiegare 104 minuti in maniera più proficua, tenendo comunque presente che non ci si annoia.

Amare qualcuno è un'impresa: al principio bisogna saltare un precipizio. Se si riflette, non lo si fa - J.P. Sartre