Samsara - film


darospoaprincipe'Samsara' è termine sanscrito (devanāgarī संसार, "scorrere insieme") che indica l'infinito girare della ruota della vita, nelle religioni indiane quali il Brahmanesimo, il Buddhismo, il Giainismo e l'Induismo; è la dottrina inerente al ciclo di vita, morte e rinascita.

In occidente s'è pensato bene di bloccarla 'sta ruota: limitare i propri orizzonti e non guardare mai al di là del proprio naso costituiscono il verbo reso dogma dalla nostra confortevole società USA e getta.

I simboli che hanno reso grandi le civiltà del passato sono stati banditi. Il rispetto della vita ci sovviene solo in punto di morte.

L'armonia? Che si fotta!



Ecco: per arrivare a mai formulare simili pensieri, il valido regista Pan Nalin ha deciso di donare questa incredibile perla della settima arte a tutti noi.

darospoaprincipe




Fotografia e regia avrebbero meritato l'Oscar. Purtroppo l'argomento trattato è sì intimistico, ma non incentrato su gay e minoranze etniche sponsorizzate.

È 'solo' un film spirituale, Samsara. Romantico. Un film sulla ricerca del sé. Who cares? Chiederebbero gli esponenti USAti, impegnati nel 2001 a giocare colle Torri Gemelle (come incredibilmente predetto dalla famosa veggente bulgara Baba Vanga). E difatti il film è prodotto da Europei Martoniani, i pilastri della Ue: italia, Germania e Francia. Qualche scena risulta un po' lunga? Abbasso i videogame e viva la vita!

È la storia del monaco tibetano Tashi (un notevole Shawn Ku, e dal punto di vista estetico e dal punto di vista recitativo): dopo tre anni, tre mesi e tre giorni di meditazione continuata al chiuso di una grotta, viene riesumato dal suo maestro e ricondotto al quotidiano.

La ricerca di sé è perseguibile solo tramite l'assoluto distacco da quell'inquinamento sensoriale a cui siamo sottoposti in ogni fase dell'esistenza (qui). 

Ma non possiamo affatto dimenticare di essere parte di un qualcosa di più grande, e Tashi questo lo ha ben colto nel suo intimistico ritiro: in quel tempo realizza infatti che si deve vivere ed esperire la vita in tutte le sue sfaccettature, onde evitare di morire senza aver vissuto.
Come si può impedire ad una goccia di evaporare? Gettandola nell'oceano.
E Tashi decide di buttarsi con tutto se stesso nell'oceano esistenziale. Comincia ad assaporare con pienezza colori e suoni, sapori e odori. Dimenticare l'aspetto materiale è errore imperdonabile.

E il distacco dal terreno? E la buddità? Tashi capisce che siamo anima e corpo. E scegliere la via dell'una disgiunta dall'altro conduce comunque a disarmonia interiore.

Non esiste distanza incolmabile nella ricerca del piacere terreno: la distanza fisica si percorre, la distanza anagrafica costituisce solo un muro mentale, facilmente aggirabile una volta che i cuori sono entrati in contatto. L'orgoglio e la paura rischiano di essere le uniche barriere veramente insormontabili in questo percorso.
darospoaprincipeVivendo da sempre in monastero, come posso praticare il distacco da ciò che non conosco?
E Tashi scopre dapprima il conforto della vita a due nel matrimonio con la bella Pema (Christy Chung) e poi le delizie del sesso, libero da aspettative che non siano riconducibili al mero piacere, con la sensualissima Sujata (Neelesha Bavora).

Ma scopre anche i problemi legati alla vita materiale, tutti essenzialmente riconducibili a sesso e denaro. Non anche a calcio e traffico.

E, una volta sperimentata la vita nella sua componente più prosaica, ecco la resa, formalizzata nel ritorno alla vita monacale, nel pieno rispetto del dettato del Gautama Buddha: Ottuplice Sentiero (qui) e Quattro Nobili Verità (qui).

Il "dolore" non è colpa del mondo né degli ammerigani, né del fato o di una divinità; non avviene per caso: si origina dentro di noi, per la ricerca della felicità in ciò che è transitorio e deperibile. Per sperimentare l'emancipazione dal dolore, occorre abbandonare la via dell'attaccamento alle cose e alle persone. Occorre raggiungere il puro Amore. Il puro sentimento disinteressato.

Solo a quel punto sarà possibile vivere con pienezza la vita anche nel suo aspetto fisico.

La solitudine non è mica una follia! È indispensabile per star bene in compagnia - Giorgio Gaber


Commenti