Revisionismo e revanscismo


Gli anni '70 hanno costituito senza dubbio il giro di boa per la filmografia mondiale.

L'avvento della televisione negli anni '30 e la successiva propagazione a mo' di virus avevano indotto i più a intonare il de profundis per la settima arte. E invece... invece è proprio nei periodi di crisi (qui) che le persone più dotate riescono a emergere dalla marana che la moltitudine sommerge.

L'avvento della New Hollywood è, se vogliamo, essenzialmente rintracciabile in due titoli 'antisistema' del 1967: Il Laureato (qui), con un giovane Dustin Hoffman e una già affermata Anne Bancroft diretti da un ispiratissimo Mike Nichols e Gangster Story (qui),  con i bellissimi Warren Beatty e Faye Dunaway diretti da Arthur Penn.

Lacrimuccia romantica per i martoniani; stupore vero per i millennials.



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La storia la scrive chi vince, come ben spiega il logico Piergiorgo Odifreddi (qui). E la nuova aria che si comincia a respirare negli anni '70 porta anche Hollywood a rivedere certe sue posizioni, riscrivendo la storia, appunto. Riscrivendo le storie. Rimescolando le carte.

Si passa da film come Rio Bravo del 1950 (qui), nei quali la coppia John Ford/John Wayne dipingeva il pellerossa come emanazione del demonio in terra; a film come Soldato blu del 1970 (qui), in cui Ralph Nelson pone in risalto l'elemento dello sfruttamento e del depredamento di stampo coloniale perpetrato dai bianchi nei confronti degli indiani d'america (che malediranno Cristoforo Colombo nei secoli dei secoli).

Parallelamente vengono girati film sul Vietnam e le giuste guerre di 'esportazione di democrazia usa & getta', divisi tra entusiastiche e agiografiche pellicole come Berretti Verdi del 1968 (qui), ed altre più critiche e irriverenti come M.A.S.H. del 1970 (qui) o 1968 Tunnel Rats diretto nel 2008 dal criticatissimo regista Uwe Boll (qui).

Ma anche la posizione della donna nel tempo è cambiata (non dal lupo allo scorpione, eh? qui). Il cinema è passato da raffigurazioni tranquille e canoniche come quella raccontate nel 1950 da Vincente Minnelli ne Il padre della sposa (qui), a situazioni ben più libertine come quelle descritte nel 1968 da Roger Vadim in un film come Barbarella (qui); fino ad arrivare a I segreti di Brokeback Mountain del 2005 (qui), in cui la donna scompare proprio dalla scena.

Si passa da una coppia che dopo mille peripezie giunge a coronare l'unione nel matrimonio come nel  divertente lungometraggio di Otto Preminger del 1953, La vergine sotto il letto (qui); a una coppia che, pur trovandosi, decide deliberatamente di lasciarsi mantenendo in vita un rapporto di amicizia, come in Io e Annie di Woody Allen del 1977 (qui); fino ad arrivare a 50 sfumature di grigio (qui) del 2015, in cui la fluidità del rapporto di coppia è considerato ormai un dato sociale acquisito

Tutto cambia, dunque. I costumi. La visione della vita. I rapporti di forza. I martoniani soffrono dei cambiamenti e li accettano con ritrosia; i millennials manco ne conoscono gli sviluppi: ai loro occhi appare solo una società liquida priva di punti fermi. Il mondo del cinema si adegua al mondo che muta, spesso influenzandolo, in un rapporto di scambio che tutti ci accompagna nell'evoluzione, al di là di ogni giudizio morale o etico.

darospoaprincipeCi sono film come Il diario di Anna Frank diretto da George Stevens nel 1959 (qui) in cui viene naturalmente evidenziato l'orrore dell'olocausto o shoah posto in essere dai nazisti cattivi nei confronti del popolo eletto, e ci sono poi film come Schindler's list girato nel 1993 da Steven Spielberg (qui), o Bastardi senza Gloria nel 2009 da Quentin Tarantino (qui) nei quali, invece, viene messo in risalto come gli ebrei siano stati vittime dei cattivi tedeschi. Ritratti immodificabili.

Ecco... forse questo è l'unico argomento sul quale la cinematografia mondiale non ha mai preso in considerazione una possibile lettura alternativa. Visione muta del mutamento che non muta, dunque. È discorso su cui, con tutta evidenza, si è preferito mettere una bella croce sopra. Accolta passivamente sia dai martoniani che dai millennials.

Amen.


Le abitudini sono come una fune. Ne intrecciamo un trefolo ogni giorno e ben presto non riusciamo più a spezzarla - Horace Mann