Undisputed - Indiscusso

Parlare di qualcosa di indiscusso è il sogno di ogni mente libera.

darospoaprincipeSi può parlare di democrazia sotto una dittatura? Credo di no.

Si può parlare di shoah con modalità differenti dalla vulgata? Sembra di no (qui).

Si può parlare di redenzione e riscatto in un paese con il più alto tasso di giovani disoccupati (neet) dell'area euro (qui)? Verosimilmente, no: lacrime di millennials.

Si può parlare di giustizia in un paese che va a Caccia di una sentenza definitiva per 34 anni (qui)? Ah! Ah! Ah! 😁 (Anche i martoniani ridono!)



Ed è per questo che ci rifugiamo nella settima arte: in una sala cinematografica possiamo sognare liberamente di ascoltare e vedere l'impossibile che prende corpo.

darospoaprincipeUndisputed è un film del 2002 interpretato da Wesley Snipes e diretto da Walter Hill (già regista di 48 ore nel 1982 e I guerrieri della notte nel 1978, tratto dal romanzo di Sol Yurick).

Monroe Hutchen, in carcere per omicidio, ha serenamente ammesso davanti a se stesso di essere colpevole. La serenità interiore lo ha condotto sulla via del perfezionamento. Monroe sa ch'è stato lui l'artefice del suo destino. La rabbia è sfogata. I rimpianti sono azzerati. Monroe si allena da pugile per mantenere il fisico in forma e legge per mantenere in forma la mente. I martoniani esultano: il carcere che non deturpa l'animo del prigioniero è sogno realizzabile, si dicono.

L'arrivo di George "Iceman" Chambers (Ving Rhames), campione del mondo dei pesi massimi di pugilato arrestato con l'accusa di stupro, perturba lievemente la sua serenità.

Iceman è il suo doppio ideale: non ammette la propria colpevolezza ed è arrabbiato col mondo. Lo scontro è inevitabile. Il mafioso del carcere organizza il match. I carcerati sono tutti con Monroe, l'uomo che ha saldato i conti con se stesso. I millennials esultano: l'incontro di boxe è spettacolare e carico di adrenalina.

La boxe... lo scontro uno contro uno in cui l'unica posta in palio è il rispetto

Il film vanta anche un che di didascalico, evidentemente: a prescindere dal luogo e dalla compagnia, è sempre possibile lavorare su se stessi, volendo. Certo... ci fosse qualcosa al di qua della parete cinematografica, l'esempio risulterebbe di sicuro molto più pregnante.

darospoaprincipeCerca che ti ricerca, ecco emergere dalle tenebre della cronaca contemporanea la vera storia di Luigi CelesteNapoletano. Un metro e settanta di muscoli tatuati. Ex carcerato. Parricida.

Cos'ha Luigi meno di Monroe? La cinepresa puntata addosso. 

Perché Luigi è uno di quelli che ce l'ha fatta ad uscire dal gorgo in cui la vita sembra volerti confinare. Luigi ne è uscito pulito, senza rimorsi. Senza rimpianti.

Ha ucciso il padre perché era stanco di sopportare i continui pestaggi della madre. Ha ucciso il padre perché era stufo della sua vita segnata da quella figura violenta che la legge italiana non ha mai pensato di rendere definitivamente inoffensiva. Ha ucciso il padre perché era l'unico modo per far pace con se stesso. Ha ucciso il padre, Luigi. Ha ucciso la parte violenta di sé. Non a mani nude. Non con un'arma bianca. Luigi svuota il caricatore di una pistola addosso al padre: non ha il coraggio di toccare direttamente quello che comunque è il corpo del suo artefice. Mantiene le distanze anche in quell'ultimo terribile gesto.

I radicalscic hanno combattuto pervicacemente contro Dio, Patria e Famiglia: ecco il risultato. Ma di questo, forse, non si può discutere.

Lo Stato assente non ha saputo arginare il fiume della disgrazia che si stava ingrossando: l'esondazione dell'ingiustizia è sempre più all'ordine del giorno. I giudici italiani sono degli squallidi burocrati profumatamente pagati che nulla hanno più a che fare con Dike, la Dea della Giustizia. Il padre malato di mente non ha trovato ricovero. La madre in balia del mostro non ha trovato protezione. Il Giustiziere faidaté non ha trovato conforto, se non in un gruppo di fasci che lo ha fatto sentire per la prima volta ben voluto. Accettato. In famiglia.

Con diversi anni già trascorsi in carcere, i gradi di giudizio che lo dichiarano sempre e comunque colpevole, un passato da skinhead e la terza media nel proprio curriculum, il guappo che a stento parla italiano, nel periodo dell'ultima condanna, comincia a studiare informatica da testi inglesi. 

La volontà di riscatto ti spinge laddove nessun'altra molla è in grado spingerti. Prende la più alta certificazione in ambito informatico (la Cisco), unico detenuto al mondo a riuscirci, e viene poi assunto da una multinazionale come esperto di cyber sicurezza.

Luigi è rinato a nuova vita: è l'esempio vivente e reale che la vita, una seconda opportunità la concede a tutti. Sempre. Basta solo farsi trovare preparati. E di questo, credo, si dovrebbe discutere.


Non sarà sempre così - Edizioni Piemme