Atomica bionda - film


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Ormai è un dato: nessuno ha più voglia di inventare una storia. Forse perché è già stato scritto tutto. O forse perché viviamo in un'era votata alla dea Pigrizia.

Kurt Johnstad lo sa bene. Non è nuovo all'utilizzo di graphic novel per sviluppare la sceneggiatura di un film, avendolo già fatto per la stesura del mitologico 300, girato da Zack Snyder nel 2006.

Qui Kurt parte da un fumetto uscito nel 2012, scritto da Anthony Johnston e intitolato The Coldest City. Berlino. Al tempo del crollo del muro, 1989.


Guerra Fredda. Cortina di ferro, seguendo la definizione data dal poro Winston Churchill.
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Tempi fumosi, complessi, di divisioni tra Capitalismo e Comunismo. Tra Libertà e Schiavitù. Tra impresa e collettivizzazione. Lotta agli armamenti. Spie.

Quale periodo migliore di quello odierno per fare uscire un film che ci dipinge gli avi di Putin come cattivi e quelli di Obama come buoni? KGB cattivo; CIA buona. Russi cattivi; Americani buoni.

La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere, ma non dalla condanna - Victor Hugo

Il regista David Leitch dimostra di saper fare il egregiamente il suo mestiere: la tecnica del flashback, in dissolvenza nelle parti di racconto inventato e con stacco repentino in quelle del ricordo vero e proprio, risulta piacevolmente accompagnata dall'imponente colonna sonora disposta sapientemente a corredo di ogni frame (per esempio Father Figure di George Michael, nella frase 'In the end of time' alla fine di una convulsa azione di combattimento; 'London calling' dei The Clash quando Lorraine torna a Londra; la musichetta di Tetris quando l'incastro narrativo prende corpo; 'Under Pressure' di David Bowie quando si dirime la matassa nel finale).

Il 1989 è anno in cui si fuma senza remore: il politicolli correct nonché la morte in tutte le salse disegnata nei pacchetti di sigarette non avevano ancora compiuto il loro avvento.

Salvare il mondo può essere figo, ma restare vivo è il primo passo - David Percival

darospoaprincipeChi spia chi? Questo è il motivo dell'intreccio. Su chi fosse depositario della ragione, la sceneggiatura, evidentemente, lascia pochi dubbi: solo un pistola non lo capirebbe!

I millennials non sanno neppure di cosa si stia parlando: sono nati dopo quegli eventi e il nostro sistema scolastico non prevede che ne studino. Per loro è pura fantasia. Al pari di Aeon Flux, verosimilmente.

I martoniani hanno invece vissuto con vibrante partecipazione ogni singolo servizio trasmesso sull'argomento da Tv e radio. L'indottrinamento, su di loro, ha potuto prendere piede facilmente.

Essere spia è come camminare sul filo o suonare la cornamusa: o ci sei portato o non lo sei - David Percival

È sufficiente schierare una pletora di attori cazzutissimi e affermati per girare un buon film? James McAvoy nei panni di David Percival; uno smagrito John Goodman nei panni di Emmett Kurzfeld, agente Cia; Sophie Boutella (Delphine) e Charlize Theron vi sembrano poca roba? Non lo sono. Sono abili mestieranti che si calano nella parte con buona maestria.

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Ma questo, evidentemente, non basterebbe a confenzionare un buon prodotto. Tutti, diciamocelo chiaramente, sono accorsi al cinema per vedere Charlize Theron nei panni di Lorraine Broughton: gran gnocca, sì, ma... Molto ha perso dalla pubblicità della Martini (qui). Il film, dati i suoi numerosissimi cambi d'abito, sembra fino a questo punto quasi una sua sfilata di moda.

Serve qualcosa di più spinto, dai: ormai non bastano più le sue chiappe sapientemente esposte nelle scene iniziali. Ed è per questo che... si passa all'azione lesbo nel prosieguo. Costruita in maniera del tutto evidente in tre sequenze distinte.
     Sei molto attenta - Lorraine
Cerco il piacere nei dettagli - Delphine


Molto bello è anche il gioco di riflessi e di specchi che spesso fanno capolino nelle inquadrature di Leitch: il doppio che si dispiega è roba per cinefili raffinati. Specie in un gioco di spie.

Credi di combattere per una buona causa e poi scopri che eri assistente del demonio - David Percival

Il muro crolla. Molti misteri vengono svelati dopo inseguimenti mozzafiato nelle vie berlinesi e vari scazzottamenti alla Jason Bourne, ma con effetto edonistico moltiplicato dalla bellezza della Theron. Dalle frasi citate fin qui sembra quasi che McAvoy le rubi la scena, ed effettivamente così è. Ma all'ultimo minuto il buon Kurt deve aver avuto pietà di lei e le ha concesso una battuta degna di nota:

È un piacere doppio ingannare chi inganna.

Martoniani e millennials escono soddisfatti. Il film è ben confezionato in ogni sua componente. Va via veloce nelle quasi due ore di proiezione.

Mi è concessa una nota negativa, in chiusura? Eccola: questo film è decisamente filo americano. Ma evidentemente Hollywood non può esimersi dal fare propaganda: è nella sua natura. È nata per questo. E su questo ci ha fatto sempre sognare.

I Tg diranno che non ci sono più segreti: ma noi sappiamo che il mondo si tiene in piedi proprio sui segreti - David Percival