Miss Sloane – Giochi di potere

darospoaprincipeCosa ci può essere d'interessante in un film sulla politica, sulle lobby e sugli affari sporchi che avvengono dietro le quinte?

Il termine 'lobbista' si fa risalire al presidente americano Ulysses S. Grant che, tra il 1869 e il 1877, era solito subire le file di persone accalcate 
in cerca di favori all'ingresso dei suoi domicili (lobby in inglese), magari mentre tentava di riposare: legittimo che li appellasse "quei maledetti lobbisti".

Ai nostri tempi le cose sono cambiate: i politici sono lieti di rientrare nelle attenzioni dei lobbisti. Anche perché, detto tra noi, chi mai rifiuterebbe un approccio a una lobbista con le forme di Jessica Chastain?


darospoaprincipeEd è anche per questo che martoniani e millennials convergono allegri su questo film: gnocca ce n'è! Oltre Jessica, pure Gugu. Che non è sorella di Bubu, né amica di Yoghi: Gugu è persona che metterebbe facilmente d'accordo Forza Nuova e Medici Senza Frontiere; Gugu Mbatha Raw giustifica da sola l'azione di una lobby.

Un cast completato da validi comprimari e da John Lithgow (il sen. Sperling), oltreché da Washington al posto della solita New York: i presupposti per un bel film ci stanno tutti. 

Aggiungiamoci un po' di retorica yankee, un po' di pacifismo, un po' di femminismo e di carrierismo al femminile, e il gioco è fatto (sigh...). È dal '28 che lottiamo uniti per la parità dei diritti, no? '28, '28: non '68! Nel '68 i danni fatti dalla comunicazione di massa erano già stati tutti messi sul piatto. E il piatto, si sa, piange.

La parola cinico denota solo il taglio di ingenuità che una persona vuole dissimulare - Miss Sloane

Cosa sono le lobbies se non gruppi di influenza? 

darospoaprincipeE chi fu il primo genio della comunicazione di massa se non Edward Bernays?

Lobby delle armi oggi, delle sigarette allora: ma la sostanza non muta. Il film prende piede dalla proposta fatta a Miss Sloane (la Chastain, single e rigorosamente in carriera) di perorare la causa della diffusione delle armi tra le donne: è giunto il momento, dicono i lobbisti, di allargare finalmente il mercato al fu sesso debole. Ciclicamente, dunque, saturato il mercato maschile, a qualcuno viene l'idea di puntare su quello femminile.

Una lobbista deve essere certa che sorprenderà i suoi avversari e che non si lascerà mai sorprendere - Miss Sloane

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Bisogna generare un'opinione favorevole del popolo. Bisogna intervenire sugli elettori per poter poi spostare il voto dei senatori sull'emendamento, dato che questi finiscono col seguire il vento che tira tra la gente. E la gente è molto sensibile al vento. In definitiva si tratta solo di mettere in moto il ventilatore e direzionarlo: incontri con capitani d'industria, partecipazioni a show televisivi, sceneggiate orchestrate per indirizzare l'idem sentire popolare.

Se devo scegliere tra te e la causa, sceglierò sempre la causa - Miss Sloane

Jhon Madden traduce cinematograficamente bene la sceneggiatura di Jonathan Perera: di inghippo in inghippo, tra un colpo di scena e l'altro, tra godibili scambi di battute lo spettatore viene condotto per mano ad apprezzare la machiavellica genialità di Miss Sloane (che fa uso di sostanze psicotrope per ovviare allo sciocco bisogno fisiologico di dormire).

Una donna iperattiva. Una donna in forma smagliante. Più intelligente della media. Con una carriera lavorativa spettacolare e una figura anelata dai maggiori cercatori di teste del mercato. 
Una donna con l'hobby della lobby: il lavoro come unico compagno di vita. Una donna che ha rinunciato ad essere madre e a costruirsi una famiglia: la classica donna del terzo millennio, insomma. Una donna che tiene apparentemente tutti dietro. Una donna che ha sempre la battuta pronta (Luca 14,10per esempio). Una donna che non deve chiedere mai. Una donna resa magnificamente dalla Chastain.

Ti faranno talmente arrabbiare che pure a Gandhi verrebbe voglia di tagliare loro la lingua - Avv. Posner (David Wilson Barnes)
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Ed è il finale del film a sorprendere. Un finale che rimette tutte le caselle al proprio posto nella maniera che non ti aspetti. Ed è un finale all'insegna dell'ordine. Un finale desiderato. Un finale che nessuno spettatore avrebbe mai avuto il coraggio di chiedere.

Nella famosa scala Guttalax questo lungometraggio prende un voto molto basso: è un film da vedere, anche per capire quanto naturalmente fuori posto sia la donna che occupa posizioni sagomate appositamente sull'uomo. La donna di potere non è ontologicamente felice.

È il testosterone a fare la differenza. E una donna con la produzione di testosterone pompata per reggere gli alti ritmi di una carriera lavorativa senza orari, potrà anche risultare migliore di tutti gli uomini che la circondano, ma sarà comunque una donna sola. E con molti rimpianti. Triste. Triste come tutte le persone che cercano di essere altro da sé per soddisfare l'interpretazione che le lobbies di potere disegnano per ciascuno di noi.
Gli americani hanno raggiunto il maximum di ingegnosità con la reclame: presto si capirà anche da noi che le case che organizzano la reclame sono assai più forti nel mondo di moli ministeri e di molte prefetture - Giuseppe Prezzolini